CAVRIAGO (Reggio Emilia) – C’è una svolta decisiva nel caso della scomparsa di Daniela Ruggi, la 32enne sparita nel settembre 2024 da Montefiorino, sull’Appennino modenese.
Gli esami del Dna hanno confermato che i resti umani rinvenuti il 1° gennaio all’interno di una torre diroccata nella frazione di Vitriola appartengono alla donna. Il ritrovamento comprende un teschio, una ciocca di capelli e un reggiseno.
Le analisi genetiche, eseguite dai carabinieri del Ris, hanno posto fine alla fase dell’identificazione. Restano però aperti tutti i nodi legati alle cause e alle circostanze della morte. L’ipotesi principale al momento resta quella dell’omicidio, ma non viene esclusa neppure la possibilità di un tragico incidente avvenuto all’interno del fabbricato pericolante, di proprietà privata e situato a breve distanza dall’abitazione di alcuni parenti della vittima.
Le indagini proseguono con ulteriori accertamenti, in particolare sul teschio, affidati all’équipe dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo di Milano, con l’obiettivo di individuare eventuali segni utili a chiarire cosa sia accaduto.
La vicenda è strettamente collegata anche al Reggiano e in particolare a Domenico Lanza, 67 anni, che risulta tuttora indagato per sequestro di persona. L’uomo, difeso dall’avvocato Fausto Giannelli, è originario della provincia di Reggio e ha vissuto per circa vent’anni a Cavriago, dove risiede ancora parte della sua famiglia. In seguito si era trasferito a Polinago, nel Modenese.
Nei giorni scorsi la Procura di Modena ha disposto il dissequestro dell’abitazione, dell’automobile e del telefono cellulare di Lanza, accogliendo la richiesta avanzata dalla difesa. L’uomo ha sempre respinto ogni accusa, dichiarandosi completamente estraneo ai fatti.
Secondo quanto emerso, Daniela Ruggi e Domenico Lanza si sarebbero conosciuti nel luglio 2024. Una frequentazione che, stando al racconto dell’uomo, sarebbe stata caratterizzata soprattutto da un rapporto di aiuto nei confronti della donna, che viveva una condizione di forte precarietà.
Il prossimo passo dell’inchiesta sarà rappresentato da nuovi scavi e ulteriori sopralluoghi nel fabbricato fatiscente dove sono stati rinvenuti i resti, nel tentativo di ricostruire una verità che, al momento, appare ancora frammentata.
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