REGGIO EMILIA – Lo abbiamo conosciuto così: un lampo tra i pali stretti, il talento puro di chi scivola sul ghiaccio sfidando le leggi della fisica. Paolo De Chiesa, dodici podi in Coppa del Mondo, è stato uno dei grandi interpreti di quella squadra unica che è passata alla storia con il nome di Valanga Azzurra, resa immortale dalle imprese di Gustav Thoeni e Piero Gross. “Ho avuto l’onore di far parte della gloriosa Valanga Azzurre con due assi come loro. Ho sfiorato il cielo, una esperienza indimenticabile”.

Giorgio Cimurri, Massimo Bonini, Giuliano Razzoli, Lugio Igino Zanon di Valgiurata e Paolo De Chiesa
Poi, finiti gli anni delle discese ardite, Paolo De Chiesa non ha lasciato il mondo dello sci, diventando per oltre trent’anni, la nostra bussola sulla neve. La voce che ci ha spiegato ogni inclinazione, ogni errore, ogni centesimo perso o guadagnato nelle grandi discese olimpiche e mondiali. Un punto di riferimento per tutti gli appassionati e il ricordo per tutti i reggiani della voce che ha celebrato il trionfo di Giuliano Razzoli in Slalom alle Olimpiadi di Vancouver. “Di Giuliano ho commentato tutte le gare, una grande avventura. A Vancouver quella medaglia d’oro fu un tripudio, una emozione che non dimenticherà mai”.
Nel libro “Ho sfiorato il cielo”, scritto con Sergio Barducci e presentato alle Officine Credem, però, De Chiesa ha raccontato anche il suo segreto rimasto in ombra per decenni. In una sera del 1978: un colpo di pistola al volto, sparatogli dalla sua ragazza dell’epoca, lo ha colpito ma risparmiato e lui ha saputo perdonare e rialzarsi. “Fui miracolato, era destino, sono contento di essere ancora qui dopo quasi 50 anni a poterla raccontare, ma sono molto orgoglioso di essere uscito da quella situazione drammatica, a reagire e a tornare quello che ero sugli sci”.

Giulia Razzoli e Paolo De Chiesa con Giorgio e Giovanni Cimurri

Giulia Razzoli e Paolo De Chiesa










