REGGIO EMILIA – “Questa Corte condivide le ampie e puntuali motivazioni rese dal Tribunale nel corso del dibattimento e riportate e ulteriormente approfondite nella sentenza di primo grado”: le motivazioni della sentenza del processo d’appello che ruotava sulla presunta irregolarità di alcuni appalti comunali confermano e rafforzano l’esito del primo grado. La sentenza emessa il 14 maggio dalla Terza sezione penale della Corte d’Appello di Bologna (presidente Eufemia Millelli) ha visto cadere anche le uniche condanne inflitte in primo grado, quelle per turbativa d’asta agli ex dirigenti comunali Santo Gnoni e Roberto Montagnani e agli imprenditori Lorenzo e Vincenzo Corradini, titolari dell’omonima autofficina. Nonostante l’impugnazione della sentenza da parte della Procura di Reggio, il Procuratore generale aveva chiesto la declaratoria di estinzione del reato per avvenuta prescrizione. Una richiesta fatta propria dalla corte, seconda la quale il reato si è prescritto tra il dicembre 2024 e il gennaio 2025. Le difese dei quattro imputati avevano chiesto l’assoluzione per insussistenza del fatto. Ma secondo la Corte d’Appello mancavano i presupposti, perchè “non emergono – si legge nelle motivazioni – le circostanze idonee ad escludere l’esistenza del fatto”.
Dopo la raffica di assoluzioni in primo grado, il processo d’appello nasceva già fortemente ridimensionato per effetto della decisione della Procura generale di rinunciare all’appello per 6 dei 9 capi d’imputazione. Tra le accuse rimaste in piedi, c’era quella di corruzione a carico di Gnoni per i suoi rapporti con la società Union Broker. L’appello ha confermato l’assoluzione perchè il fatto non sussiste. Secondo i giudici, è vero che, grazie a Union Broker, Gnoni non pagò l’assicurazione sulla casa tra il 2012 e il 2019, ma non c’è prova del rapporto automatico tra queste utilità e la proroga del servizio di consulenza e brokeraggio a favore della società.
Confermate in appello anche tutte le assoluzioni del primo grado, come quelle dell’ex assessore comunale Mirco Tutino e dei dirigenti Alessandro Meggiato, Nando Rinaldi e Paola Cagliari. Questi imputati escono dunque dal processo non per la prescrizione dei reati, ma con un’assoluzione nel merito.









