REGGIO EMILIA – “Se questa guerra non finirà in qualche settimana credo che l’Italia andrà in recessione, non ci sarà questo +0,5% di crescita che si prevede”. Un impatto choc sulla nostra economia legato alle tensioni in Medio Oriente, in particolare alla crisi nello stretto di Hormuz. A fare i conti con tale scenario è anche il Consorzio del Parmigiano Reggiano.
“Più si prolungherà il conflitto maggiore sarà l’impennata dei prezzi dell’energia, dice il presidente Nicola Bertinelli: “Significa aumentare i costi dei noli e aumentare tutto quello che è il derivato del petrolio, si pensi alla plastica e a tutti i packaging”.
Effetti che si faranno sentire, ovviamente, nel bilancio relativo all’anno in corso. Nel frattempo i numeri del 2025, presentati a Milano, parlano di una crescita della produzione e anche dell’export. Per la prima volta le vendite all’estero superano quelle in Italia che scendono al 49,5%.
“Un’Italia che cala i consumi di Parmigiano Reggiano, molto probabilmente in seguito all’aumento del prezzo e alla forbice di prezzo che c’è tra il Parmigiano Reggiano e gli altri prodotti competitor. E’ un cambiamento di paradigma, l’estero dev’essere il luogo dove si vede la crescita”.
Nel 2025, il prezzo al chilo del Parmigiano Reggiano 24 mesi ha superato i 15 euro alla produzione, compiendo un balzo del 24,8% in un anno.
Al primo posto come mercato estero restano gli Stati Uniti dove in gennaio tuttavia si è registrato un calo dell’import del 16%. Colpa dell’introduzione dei dazi aggiuntivi che hanno portato il livello al 25% ed anche dell’incertezza normativa. “E’ il problema dell’instabilità, se sono un importatore americano e devo decidere di comperare, in un momento di incertezza sto fermo. E’ questo il vero problema, più che il dazio in sé”, chiosa Bertinelli.
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