REGGIO EMILIA – A Reggio sono circa 60mila i caregiver, le persone che assistono in modo continuativo un familiare con disabilità o in condizioni di non autosufficienza. Nella metà dei casi garantiscono una cura intensa e continuativa che supera le venti ore a settimana. Nel nostro territorio gli over 65 sono 121.646, pari al 22% della popolazione, una quota destinata a crescere e che rende ancora più urgente rafforzare la rete dei servizi.
Il nuovo disegno di legge nazionale, al centro di un acceso dibattito, intende essere un primo riconoscimento formale a questo tipo di figura. Lo fa attraverso una misura economica prevista fino a 400 euro mensili, erogati ogni tre mesi ma destinata solo caregiver conviventi che assistono persone con disabilità gravissima per almeno 91 ore settimanali, e con ISEE sotto i 15mila euro.
Criteri troppo restrittivi secondo la Cisl Emilia Centrale, tali da escludere coloro che hanno comunque carichi pesanti. Da qui la richiesta di alzare le soglie e rendere il contributo più adeguato ai costi reali della cura.
La cura familiare vale tra il 2% e il 3% del Pil nazionale. Sostenere i caregiver significa sgravare la sanità pubblica da alti costi. Siccome oggi circa il 60% dei caregiver riduce o abbandona l’occupazione, sono necessari interventi su previdenza e lavoro. Congedi, permessi e lavoro agile devono diventare realmente accessibili.
L’Emilia-Romagna ha una legge regionale dal 2014 e ha stanziato 3 milioni di euro l’anno per il triennio 2025- 2027, per la provincia di Reggio la quota si traduce in poco più di 335mila euro. Senza un finanziamento nazionale stabile il sistema locale rischia di non reggere. Le Case della Comunità potrebbero diventare il luogo in cui caregiver e operatori sanitari lavorano come partner, migliorando la continuità assistenziale.
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