REGGIO EMILIA – I fotogrammi della videosorveglianza sono piuttosto inequivocabili. La vicenda, sul piano giudiziario, si giocherà sui risultati delle perizie psichiatriche. Mena Istafanous è accusato di tentato omicidio plurimo. Significa che, per il sostituto procuratore Denise Panoutsopoulos, ha messo in atto una condotta potenzialmente letale per ognuno dei tre feriti, che solo per un caso fortuito se la sono cavata con alcuni traumi. La donna di 66 anni, la prima a essere aggredita, colpita con un cacciavite forse anche alla testa, potrebbe subire un nuovo intervento chirurgico. L’avvocato Matteo Marchesini è in predicato di assumere l’incarico ufficiale come suo legale, mentre Nicola Nardomarino assiste la 24enne che, assieme a un uomo di 49 anni, ha soccorso la prima ferita. I due sono poi stati travolti con l’auto.
Fatti senza apparente spiegazione, si è detto, quelli di domenica sera al distributore Ego di via Martiri di Cervarolo. L’indagato parrebbe ricordarsi degli accadimenti. La pista terrorismo rimane esclusa, ma il telefono cellulare di Istafanous, che non aveva nessun pc, verrà esaminato dai periti nei suoi contenuti audio e video. L’incarico è già stato assegnato. Costernati i famigliari, la madre, il padre e la sorella presenti in tribunale, che hanno chiesto di non essere ripresi. Istafanous ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l’udienza di convalida in tribunale. Assistito dall’avvocato Franco Beretti, è rimasto in silenzio nei pochi minuti che ha trascorso davanti al gip Francesco Panchieri, che ha convalidato l’arresto e confermato la misura cautelare del carcere. Il 26enne non sarebbe in uno stato idoneo a una diversa condizione da quella contenitiva. L’avvocato Beretti ha comunque depositato una corposa documentazione di accertamenti sanitari e l’ipotesi è quella che possa essere individuata una struttura adatta per le condizioni del 26enne, in attesa delle perizie che dovranno determinare la sua eventuale imputabilità. L’indagato si era rinchiuso in casa da circa un anno, preda – è una prima ricostruzione – di uno stato paranoico. Inviato dal medico a uno psichiatra di privata scelta, a fine luglio era stato preso in carico dal Centro di salute mentale dell’Ausl, ma dopo un primo colloquio non si era presentato al secondo.
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