REGGIO EMILIA – Esame della documentazione aziendale, dichiarazioni a verbale di persone informate dei fatti, analisi di una serie di operazioni già finite sotto la lente dei commissari giudiziali: la Procura di Reggio indaga sul dissesto del gruppo Ferrarini, manifestatosi a partire dal luglio 2018 con la presentazione alla sezione fallimentare del Tribunale di Reggio di una domanda di concordato preventivo con riserva. Al centro dell’attenzione degli inquirenti vi sarebbero in particolare alcune operazioni: il bond quinquennale da 30 milioni di euro, poi saliti a 35, emesso nel marzo 2015 e non rimborsato alla scadenza; la scissione che nel maggio 2016 portò alla separazione fra le attività industriali e quelle agricole; i rapporti con Veneto Banca; le ingenti somme di denaro versate tra il 2012 e il 2018 per l’acquisto di villa Corbelli a Rivaltella, acquisto mai perfezionato ma costato all’azienda quasi 37 milioni di euro.
Un fascicolo sul dissesto del gruppo Ferrarini fu aperto dalla Procura già all’inizio del 2021 e assegnato al pubblico ministero Giulia Stignani, in seguito trasferitasi a Modena. Ma negli ultimi mesi il procuratore capo Calogero Gaetano Paci ha dato nuovo impulso alle indagini. Nelle settimane scorse, su mandato della Procura, uomini della Guardia di Finanza hanno ascoltato diverse persone coinvolte direttamente o indirettamente nelle vicende che sfociarono nella crisi del gruppo.
In Procura il riserbo è assoluto. Quel che è certo è che al momento non sono stati notificati provvedimenti. Le cause del dissesto sono state ricostruite in modo analitico nelle relazioni dei commissari giudiziali nominati a suo tempo dal Tribunale: Bruno Bartoli per Ferrarini, Franco Cadoppi per Vismara e Federico Spattini per la Società Agricola Ferrarini. Un esposto denuncia fu invece presentato alle Procure di Reggio, Bologna e Milano nell’autunno del 2020 dai vertici del gruppo Granterre di Modena.
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