CORREGGIO (Reggio Emilia) – Aveva solo 4 anni Graziano Pessina quando, il 18 giugno 1946 suo zio, don Umberto Pessina, fu ucciso con due colpi di pistola sulla porta della canonica di San Martino Piccolo, frazione di Correggio di cui era parroco. Una vicenda che segnò profondamente il dopoguerra reggiano e che per la famiglia del sacerdote resta ancora – a 80 anni di distanza – una ferita aperta: “Non si pensava che potesse accadere dopo la fine della guerra – ha detto a Buongiorno Reggio – è un evento che ha segnato profondamente la nostra famiglia”.
Per l’omicidio di don Pessina fu condannato ingiustamente nel 1949 l’allora sindaco di Correggio Germano Nicoli, l’ex comandante partigiano ‘Diavolo’. E con lui anche altri due ex partigiani, Ello Ferretti e Antonio Prodi. Portarono alla revisione del processo e all’assoluzione, nel 1994, dopo quasi mezzo secolo, il clima che si era creato dopo il ‘Chi sa parli’ di Otello Montanari – l’ex deputato invitava a far luce sui delitti compiuti nel dopoguerra – e la confessione del vero esecutore materiale, William Gaiti, spinta anche dall’amicizia che legava il figlio di Nicolini a quello di Gaiti. I responsabili dell’omicidio – insieme a Gaiti gli altri due ex partigiani Cesarino Catellani ed Ero Righi – rimasero liberi e furono prosciolti in applicazione dell’amnistia emanata dal governo Pella nel 1953 per i reati politici commessi nel dopoguerra fino al giugno del 1948.
Il nipote di don Pessina vorrebbe che ci fossero più momenti di riflessione sui fatti di quei tempi: ha creato una mappa simbolica con i luoghi dove 13 sacerdoti reggiani vennero uccisi dal 1943 al 1946, anche per mano dei nazifascisti. Un momento di ricordo di don Pessina si svolgerà domenica 21 giugno: alle 11.15 a Correggio nella chiesa di San Martino Piccolo, la Santa Messa sarà celebrata dal Vescovo Giacomo con benedizione finale nel sacello ove riposano le spoglie di don Umberto Pessina.
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