CORREGGIO (Reggio Emilia) – “Secondo me non dobbiamo tornare indietro rispetto alla riforma del ’78. Dobbiamo rinnovare quella scelta e intervenire dove sono i problemi”. Il comparto della sanità pubblica italiana non è da rottamare, ma ha bisogno di un deciso restyling. E’ questo il succo del discorso di Rosi Bindi. L’ex ministro della Sanità nei governi Prodi e D’Alema, a cavallo tra vecchio e nuovo millennio, è stata ospite ieri sera a Correggio all’interno della Festa Democratica. “Sappiamo benissimo dove sono i problemi. Normalmente, se ne parla in maniera allarmistica con l’intento di negare che il nostro sistema sanitario sia rock”. Perché è dunque importante cambiare? “Si sostiene che non sia più sostenibile dal punto di vista finanziario. I sistemi universalistici, finanziati attraverso la fiscalità generale rispondono a un principio giusto e razionale, perché ciascuno usufruisce secondo le proprie possibilità”.
Nel corso della serata, moderata dalla collega Susanna Ferrari, Bindi ha dialogato con la deputata reggiana del Partito Democratico Ilenia Malavasi. E’ emerso che all’appello mancano circa 40 miliardi di euro e che la percentuale del Pil destinato alla sanità nel Governo Meloni è pari al 6,4%, mentre in Europa si attesta circa al 7,5%. Per avere un’idea di queste cifre tradotte in euro, 1 punto percentuale di Pil vale circa 20 miliardi. “Come possiamo vantarci di essere nel club dei 7 Paesi più industrializzati al mondo e di rischiare di essere fanalino di coda in Europa per sanità e istruzione? Non possiamo permettercelo”.
Dove trovare, dunque, le risorse necessarie? “Abbiamo bisogno di assumere personale e di continuare ad alimentare competenze all’interno del sistema sanitario nazionale”, ha aggiunto Malavasi.








