REGGIO EMILIA – E’ stato arrestato ma è già in libertà il dirigente medico sorpreso lunedì scorso dai carabinieri del Nas di Parma mentre nel suo studio all’Ospedale di Guastalla stava ricevendo da una paziente 100 euro in contanti, come pagamento di una visita. Le indagini, sul comportamento del Direttore di più strutture complesse di presidi ospedalieri reggiani, erano scattate già lo scorso settembre. L’ortopedico avrebbe effettuato prestazioni mediche private, intascando i relativi compensi in contanti senza darne alcuna comunicazione all’Ausl di Reggio. In particolare, tra l’11 novembre 2025 e lo scorso 2 marzo, l’indagato avrebbe eseguito 25 prestazioni private. Le richieste di appuntamento venivano gestite direttamente dal medico, eludendo completamente i canali istituzionali previsti per l’attività intramoenia. Le investigazioni, condotte anche mediante intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno inoltre documentato che il professionista, oltre a trattenere per sé l’intero compenso senza riversare la quota spettante alla Azienda Sanitaria, in alcune occasioni avrebbe anche utilizzato farmaci destinati alla dotazione dello studio ospedaliero, per poi somministrarli ai pazienti visitati privatamente.
“Dalle indagini è emerso che il medico avrebbe svolto visite e prestazioni mediche private omettendo di registrarle, facendosi pagare in contanti e appropriandosi così di soldi spettanti all’Ausl”, sottolinea Domenico Guerra, comandante del Nas di Parma.
Dopo l’arresto in flagranza, ieri si è svolta l’udienza di convalida al termine della quale il Gip Matteo Gambarati ha disposto per il dirigente medico, difeso dall’avvocato Vittorio Anelli, la misura cautelare della sospensione dall’esercizio da un pubblico ufficio o servizio per la durata di dodici mesi, con interdizione, per un anno, dall’attività di medico-dirigente ospedaliero presso strutture sanitarie pubbliche dell’Asl ed ha inoltre applicato la misura del divieto temporaneo di esercitare la professione di medico in libera professione intramoenia, presso qualsiasi struttura sanitaria pubblica, sempre per dodici mesi.









