REGGIO EMILIA – “Quasi un infermiere su due riceve violenza, o di tipo verbale, o di tipo fisico. E la maggioranza dei professionisti coinvolti sono donne”. Così Stefano Colognese, presidente dell’Ordine degli infermieri di Reggio.
L’infermiere è la figura che maggiormente, e in modo continuativo, sta a contatto con i pazienti. Va da sé che sia la più colpita dal fenomeno. Dalla categoria sono giunte 215 segnalazioni lo scorso anno, vale a dire il 60% circa rispetto alle totali 367 effettuate in seguito a episodi avvenuti all’interno di strutture sanitarie sul territorio provinciale. Un quantitativo che è costante da tre anni a questa parte, e che si è quadruplicato rispetto all’epoca pre Covid. Stabile, dal 2023, è anche il numero degli infortuni legati ad aggressioni subite da operatori: nel 2025 se ne sono contati trenta.
L’aumento dei casi va collegato, tra le altre cose, alla diminuzione delle risorse pubbliche destinate alla sanità, che contribuisce a situazioni di sotto organico, dunque di sovraccarico dei carichi di lavoro.
“La carenza dell’organico sicuramente impatta su questo tipo di fenomeno. Quando il paziente riceve un’assistenza sottosoglia, ovviamente scattano dei meccanismi di aggressione o di violenza. Abbiamo poi dei contesti come il pronto soccorso, dove al di là degli organici, che possono essere più o meno adeguati, abbiamo un iper afflusso di pazienti. Non si riesce contemporaneamente a garantire lo stesso livello di presa in carico su tutti i pazienti”, chiosa Colognese.
Vulnerabili agli episodi di violenza sono anche le ostetriche. Così Annarella Lusvardi, Presidente Ordine della Professione di Ostetrica: “E’ cambiata molto la popolazione potenzialmente partoriente. E’ vero che ci sono meno parti rispetto al passato, ma essendosi alzata l’età della procreazione, le persone sono più esposte a patologie. Anche le aspettative, la psicologia e l’emotività con cui si affronta l’evento nascita è molto cambiato. E’ più complesso da gestire”.













