BAGNOLO IN PIANO (Reggio Emilia) – Ci sono storie che appaiono incredibili a chi le ascolta, a chi non è immerso in una spirale di violenza, a chi vive una condizione di sostanziale normalità. A chi è economicamente indipendente; a chi non riesce a immaginare quanto l’incertezza e la paura non tanto per sé, quanto per i figli e per il loro futuro, non lascino intravedere la speranza di un’esistenza diversa. E’ quello che dicono tante delle donne che vengono maltrattate, mortificate, umiliate. Dopo 25 anni, la vittima di una vita intera di violenze ha intravisto quella speranza e ha denunciato il marito. L’uomo, 56enne di Bagnolo, è stato arrestato dai carabinieri e condotto in carcere. Un provvedimento disposto dal tribunale su richiesta della procura: la massima misura cautelare, l’unica ritenuta adeguata, in questo caso, a preservare l’incolumità della vittima.
Le indagini sono scattate lo scorso febbraio dopo il primo accesso della donna in caserma. Lei aveva chiesto la separazione, e le cose, se possibile, erano ulteriormente precipitate. Il 56enne aveva messo ancora più ferocia nella quotidianità famigliare. Dal racconto della vittima sono emersi cinque lustri di soprusi, messi in atto anche mentre lei era incinta o successivamente davanti ai figli. Un vero e proprio clima di terrore che permeava la vita della famiglia per colpa di un marito e padre spesso ubriaco o drogato. Le minacce erano all’ordine del giorno: frasi terribili come “ti brucio viva”, “ti uccido”, “ti sparo”, dette contro la moglie ma anche contro i genitori di lei.
In un’occasione ad esempio il 56enne ha manomesso i mezzi agricoli dei suoceri, in un’altra ha nascosto le chiavi delle loro auto nel congelatore. Schiaffi, calci e pugni all’indirizzo della donna, che negli anni più volte è dovuta andare al pronto soccorso: solo negli ultimi anni lui le ha rotto una costola e un polso. Attacchi di rabbia, il lancio di oggetti, le bugie alle forze dell’ordine e ai sanitari. Una volta l’uomo ha dato fuoco a un armadio di casa sostenendo che la moglie non lo avesse spostato “secondo i suoi ordini”.
Sull’accaduto è intervenuto anche il sindaco del paese, Pietro Cortenova: Si tratta di vicende che interrogano e feriscono profondamente una comunità. È fondamentale rimanere vigili e saper riconoscere i segnali di disagio, isolamento e solitudine che possono contraddistinguere situazioni di violenza anche protratte nel tempo. Esprimiamo amarezza per quanto successo, ma anche gratitudine verso i Carabinieri e tutti coloro che sono intervenuti, insieme a vicinanza e solidarietà alla donna e alla sua famiglia. È importante ribadire che oggi esistono istituzioni pronte ad ascoltare e sostenere: chiedere aiuto è sempre possibile”.
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