REGGIO EMILIA – “Penso che chiunque parli della storia di Federico Aldrovandi o di altre storie simili, prima di parlarne debba provare a immedesimarsi in quello che hanno provato queste persone”.
Dare un contributo alla memoria collettiva utilizzando il linguaggio universale delle emozioni. Lo fa il cinema da sempre e lo vuole fare il film il cui titolo provvisorio è “Lo Stato del silenzio”, scritto per non dimenticare Federico Aldrovandi, il diciottenne di Ferrara morto nel settembre 2005 poco lontano da casa, a Ferrara, durante un controllo di polizia. “Il fatto parla da solo. Vogliamo trasmettere qualcosa allo spettatore”.
Manuel Benati ha 25 anni, si è diplomato all’istituto Chierici e successivamente alla scuola di cinema Blow-Up Academy di Ferrara dove il 7 dicembre cominceranno le riprese del lungometraggio. Si tratta della sua opera prima, un’opera di finzione. Per mettere a punto la sceneggiatura, scritta a quattro mani con Valeria Luzi, ci sono voluti tre anni. “Tantissima ricerca, con il materiale on line e incontrando i protagonisti di questo caso. Ci soffermiamo sulla relazione tra la condizione di silenzio e omertà che ha circondato il caso, e l’energia giovanile e la forza che in maniera sfacciata fa fronte alle dinamiche di potere”.
Del film di Benati si è parlato la primavera scorsa, ad aprile, quando comparve tra le produzioni non meritevoli del contributo del Ministero della Cultura. Da qualche settimana è possibile contribuire alle spese per la realizzazione attraverso la piattaforma GoFundMe che consente di raccogliere fondi online. “E’ importante fare il film e che questa storia venga conosciuta sempre di più”.
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