REGGIO EMILIA – “Scene di questo tipo si vedono a Gaza o in Ucraina, dove ci sono delle guerre. Purtroppo dopo un anno ancora qui non è stato fatto niente“. Edmondo Camorani vive in uno dei condomini a ridosso dello stabilimento Inalca di via Due Canali distrutto dal rogo del 10 febbraio 2025, quasi un anno fa. Con le nostre telecamere eravamo venuti qui dalla finestra della sua cucina un paio di settimane dopo il disastro e anche la scorsa estate. L’odore insopportabile di carne in putrefazione e di materiali bruciati non c’é più. Restano i brandelli di gran parte della struttura in attesa che vengano eseguiti gli interventi definitivi di bonifica dall’amianto. Il Comune lo scorso 22 gennaio aveva annunciato un accordo raggiunto in tal senso tra tutte le società coinvolte a vrio titolo nell’area con i lavori che dovrebbero iniziare a breve.
“Bisogna rimuovere questi materiali, lamiere e amianto”, sottolinea Camorani.
Le voci di sconforto sono tante in chi abita qui: “Per ragioni mie, avrei voluto vendere la nuda proprietà di questa casa. Ma chi me la compra ora, in queste condizioni e con questo panorama”, lamenta un’altra residente, Vanna Lesca.
Ad assistere i residenti nella battaglia anti amianto é l’associazione Afeva che rilancia un allarme: “Se dovesse verificarsi una tempesta, un nubrifragio, c’é il rischio che l’amianto possa nuovamente spargersi nei dintorni”, ammonisce Davide Vasconi, responsabile dell’Associazione Famigliari Vittime Amianto che fa riferimento alla Cgil.
Inevitabile chiedere a chi abita qui un ricordo della tremenda notte di un anno fa: c’é chi ricorda la paura, chi l’evacuazione, chi le fiamme altissime.
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