LAMBINOWICE (Polonia) – Grazie al lavoro fatto da Istoreco e dagli studenti di Rio Saliceto, ricercatori polacchi sono riusciti a dare un volto a una delle salme di internati militari italiani ritrovata in un cimitero di Lambinowice. Tre, i reggiani di cui sono stati ritrovati i resti.
I fili si possono riannodare, se qualcuno lo vuole. La storia torna a chiudere il cerchio, se qualcuno la accompagna. Quando accade dopo decenni, dolore e sollievo si fondono. Settembre 2024, Polonia, cimitero dell’ex campo di prigionia tedesco Stalag 344 a Lamsdorf, oggi Lambinowice: un team di ricercatori e volontari, su mandato del ministero della Difesa italiano e delle autorità polacche, riporta alla luce i resti di chi è sepolto lì dal 1944, e tra quei corpi ce ne sono 60 di nostri connazionali. 60 Internati militari italiani. Non numeri identificativi, ma volti e nomi da ricostruire, la parola ‘fine’ da consegnare alle famiglie.
Il successivo lavoro, quello dei fili da riannodare, ha condotto alla provincia di Reggio. In quel cimitero, già di per sè cosa eccezionale, c’erano i corpi di tre reggiani: Ernesto Arduini di San Polo, il primo a morire, nel febbraio ’44, a 30 anni; Almo Dallari di Carpineti, perito a fine giugno di quell’anno a 21 anni; Tullio Vincetti di Rio Saliceto, morto anche lui 30enne. Tutte le famiglie hanno deciso di lasciare riposare i propri cari nel cimitero militare italiano di Varsavia.
La storia nella storia è quella di Tullio Vincetti e dell’enorme lavoro che Istoreco fa con le comunità. E’ grazie alla pietra d’inciampo posta a Rio Saliceto per ricordarlo che i ricercatori polacchi hanno potuto dargli un volto, trovando sul web le ricerche fatte su Tullio dagli studenti del paese. Così nel Giorno della Memoria, Istoreco ha ospitato due collaboratori del Central Museum of Prisoners-of-War di Lambinowice.
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