REGGIO EMILIA – Il presidente dei penalisti reggiani, l’avvocato Nicola Tria, è entrato subito nel merito della questione spiegando perché l’Unione delle Camere Penali è schierata per il Sì alla riforma della magistratura: il tema centrale – ha detto – è la separazione delle carriere tra i magistrati inquirenti (pubblici ministeri) e giudicanti (giudici), i quali devono essere imparziali e terzi. “La terzietà del giudice non c’è, perché significa che il giudice deve essere qualcosa di assolutamente diverso sia dal difensore che dal pubblico ministero. Adesso giudice e pubblico ministero sono in una stessa organizzazione – che trova nel CSM unico attualmente – in cui siedono gli uni e gli altri: questo è un elemento di commistione continua che rende non terzo, strutturalmente dal punto di vista ordinamentale, il giudice”.
La separazione delle carriere comporta anche lo sdoppiamento dell’organo di autogoverno della magistratura. Nello spiegare perché l’Associazione Nazionale Magistrati sostiene il No al referendum del 22 e 23 marzo, il procuratore capo di Reggio Calogero Gaetano Paci si è soffermato sulla designazione dei componenti dei nuovi Csm: i membri laici saranno eletti dal parlamento, i magistrati saranno sorteggiati. “Attraverso questa modifica viene di gran lunga ridimensionato il rapporto di forza tra i tre poteri dello stato. Chi garantisce che il giudizio disciplinare nei confronti di un magistrato che ha condotto una indagine scomoda – rispetto ad atteggiamenti ritorsivi da parte della politica: questo nessuno lo può garantire ed è lì che si annida a mio giudizio l’aspetto più insidioso, più pericoloso, anche per la nostra democrazia”.
“Questo, lo dico con tutto il rispetto che ho – replica Tria – è un ragionamento basato su ipotesi futuribili ma che si sgancia dal testo della riforma – in questo periodo di campagna referendaria ci troviamo a misurarci su argomenti che non guardano al testo, che vanno a sollecitare paure e preoccupazioni che secondo me in questo testo non sono legittimate”.
“Il primo a proporre il sorteggio – la controreplica di Paci a Decoder – fu il presidente del Movimento Sociale Italiano Giorgio Almirante nel 1971. La seconda volta che la proposta del sorteggio viene formulata è nel 2011 ad opera di Silvio Berlusconi – questi sono i precedenti del sorteggio, il sorteggio di nobile non ha assolutamente nulla – è un sistema che non solo mortifica la dignità della categoria, in questo caso ipoteticamente quella degli avvocati ma che crea anche un vulnus costituzionale perchè non c’è nessun organo di rilevanza costituzionale nel nostro sistema dove il sorteggio viene utilizzato”.
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