REGGIO EMILIA – La dolorosa vicenda del piccolo Domenico, morto dopo un tentativo di trapianto di cuore non andato a buon fine e su cui ora indaga la Procura di Napoli, non è solo un dramma per i famigliari del bambino. L’impatto sull’opinione pubblica rischia di penalizzare il consenso alla donazione di organi, che ognuno può esprimere al momento del rinnovo della carta d’identità, e che a Reggio nel 2025 è risultato già in calo. “Persone che hanno detto di no, a volte anche i famigliari non sanno spiegare quel no”, sottolinea Elisa Becchi, referente per la donazione di organi e tessuti dell’Ausl di Reggio.
Avere un nuovo organo, invece, per chi ne ha bisogno, sono 8mila in Italia, significa tornare alla vita e ridurre i tempi di attesa può essere decisivo. “Avere un organo vuol dire tornare a vivere in modo migliore. I tempi per la lista d’attesa per un rene sono venti mesi, un fegato tre mesi e mezzo, un cuore dieci mesi. Il paziente esce dalla lista d’attesa per tre condizioni: trapiantato, perché muore o perché non può accedere all’organo perché troppo grave”, continua Becchi.
Nel corso del 2025 al Santa Maria Nuova, dove l’unico trapianto che viene effettuato è quello di cornea, sono stati 30 le persone valutate per l’espianto di organi salvavita. In un caso su cinque, la proposta è stata rifiutata. Tutti i dati saranno presentati lunedì 9 marzo alle 20.30 alla Casa del Dono di via Clementi. Nell’occasione Admo lancerà una raccolta fondi per acquistare un nuovo macchinario per la rianimazione.
“Illustreremo come poter fare una donazione”, ha detto nello studio di Buongiorno Reggio su Telereggio Enrico Spallanzani, presidente di Aido Reggio Emilia.
Se aumentano le opposizioni ai trapianti, sono invece in crescita i numeri degli iscritti all’Admo e questo aumenta la speranza di tanti malati di leucemia anche perché la bassa compatibilità riduce le possibilità. “Significa che sono una persona tra centomila”, chiosa Niccolò Prampolini, responsabile dei Progetti Scuola di Admo.
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