REGGIO EMILIA – “Il decreto fiscale approvato dal Governo non è solo un errore politico, è un tradimento premeditato ai danni di chi produce: uno schiaffo che colpisce il cuore di Reggio Emilia”. E’ durissima la presa di posizione del Pd reggiano nei confronti del provvedimento che taglia del 65% il credito d’imposta alle imprese nell’ambito del piano Transizione 5.0.
Stavolta però più che il consueto scontro politico, colpisce la compattezza del sistema imprenditoriale contro il provvedimento del Governo. Confindustria, Confapi, Cna e Lapam in vista dell’incontro di domani al Mimit in cui si cercherà di correggere il tiro, parlano apertamente di tradimento del patto di fiducia con le imprese.
Tagli retroattivi del credito d’imposta ed esclusione totale per le imprese che avevano investito nel fotovoltaico. Per la presidente di Confindustria Reggio Roberta Anceschi: “Penalizzare gli investimenti in efficienza energetica e fonti rinnovabili significa rallentare un percorso che è strategico per la competitività del Paese: per questo come sistema Confindustria siamo pienamente mobilitati”.
Più di 7mila le imprese italiane colpite dal provvedimento del Governo, 300, stima Cna, nelle province di Modena e Reggio, quelle che rischiano di trovarsi in gravi difficoltà finanziarie a fronte di investimenti effettuati sulla base di progetti approvati dal Ministero e che ora non potranno beneficiare delle agevolazioni previste. Durissima anche la presa di posizione di Confapi. “Siamo indignati – sottolinea Roberto Maffei, vicepresidente di Confapi Reggio Emilia – Appoggiamo in pieno le parole del nostro presidente nazionale Cristian Camisa. Il decreto fiscale è stato tradito. E’ stato tradito questo patto sula Transizione 5.0. Le Pmi reggiane avevano investito correttamente e questo non è accettabile”.
Il Governo dal canto suo ha giustificato il taglio delle risorse con la necessità di dover reperire risorse da destinare al contrasto del caro energia, anche se già a fine 2025 erano finiti i fondi destinati al piano Transizione 5.0. Domani nel tavolo convocato al Ministero si cercherà di ricucire lo strappo.
Il Governo proporrà di sostituire il meccanismo del credito d’imposta con maxi-ammortamenti che garantirebbero di prolungare nel tempo gli incentivi riducendo il costo immediato per lo Stato. Per le associazioni di categoria è prioritario evitare i tagli retroattivi. Nel pieno della crisi internazionale dovuta alle guerre in Iran e Ucraina, la Transizione 5.0 rischi di essere un altro duro colpo per l’industria italiana.
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