GUALTIERI (Reggio Emilia) – Parte col botto il processo di secondo grado a Bologna sull’operazione ‘Aspromonte emiliano‘ relativa a traffici di droga internazionali con sinergie criminali approdate in Emilia, in particolare a Gualtieri relativamente al territorio reggiano.
Nel novembre 2024 la sentenza di primo grado aveva decretato oltre tre secoli di pene per 35 imputati, ma ha anche detto nelle motivazioni una cosa importantissima, cioè che è caduta l’accusa più pesante, cioè l’aggravante mafiosa, come spiega a TgReggio uno dei difensori, l’avvocato Vincenzo Belli: “In primo grado sono state decise condanne molto elevate, ma la Corte ha ritenuto di far cadere l’aggravante mafiosa. La caduta era dovuta al fatto che non era stato ravvisato alcun elemento di mafiosità nè dal punto di vista oggettivo nè dal punto di vista soggettivo. Per l’unico soggetto che, secondo l’accusa di primo grado, era coinvolto in processi mafiosi nella sentenza di primo grado si è ritenuto che non fosse responsabile di quella tipologia di reato”.
E anche il collegio giudicante ha un peso specifico, come apprendiamo dall’avvocato difensore Mattia Fontanesi: “Quasi tutti i difensori degli imputati hanno appellato questa sentenza, inizialmente il procedimento era davanti alla Corte d’Appello di Bologna e adesso siamo davanti alla Corte d’Assise d’Appello perchè vi è un imputato al quale viene contestato il sequestro di persona, reato per cui è competente appunto la Corte d’Assise d’Appello”.
L’appello riguarda 31 imputati, di cui alcuni presenti in udienza (fra cui l’ex carabiniere guastallese 62enne Costanzo Sanna), mentre una quindicina di accusati sono collegati in videoconferenza con l’aula bolognese Bachelet dalle strutture carcerarie in cui sono rinchiusi. Una lunga udienza, durata circa sei ore, piena di richieste difensive (fra cui alcuni concordati d’appello, cioè una sorta di patteggiamento) davanti alla Corte presieduta da Pierluigi Stigliano, noto alle cronache per aver pronunciato la delicata sentenza d’appello del caso Saman Abbas.
Dalla prossima ‘tappa’ il processo con rito abbreviato entrerà nel vivo delle discussioni, in un intreccio di droga a fiumi che lega la Spagna alla Calabria e poi all’Emilia, ma anche chat scambiate tramite criptofonini, proventi milionari investiti in lingotti d’oro e in definitiva, secondo le conclusioni degli inquirenti, un’organizazione dedita al narcotraffico ed operativa sin dal 2016.
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