REGGIO EMILIA – In scena una nuova produzione dell’allestimento, coprodotto dal Teatro Regio di Parma e dalla Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, firmato da Shirin Neshat, artista iraniana‑americana Leone d’Oro alla Biennale di Venezia.
Sul podio Alessandro De Marchi, tra i più autorevoli interpreti del repertorio barocco e classico, alla guida dell’ensemble Modo Antiquo fondato da Federico Maria Sardelli e specializzato in esecuzioni su strumenti storici. Il cast riunisce tre interpreti di primo piano della scena barocca internazionale: il controtenore Carlo Vistoli nel ruolo di Orfeo, Francesca Pia Vitale come Euridice e Theodora Raftis nel ruolo di Amore.
Lo spettacolo è stato accolto con grande attenzione da pubblico e critica, che ha sottolineato la visione poetica di Neshat e la forza del dialogo tra immagini e musica, capace di generare una drammaturgia intensa e simbolica. L’allestimento si avvale delle scene di Heike Vollmer, dei costumi di Katharina Schlipf, delle luci di Valerio Tiberi, delle coreografie di Claudia Greco, della drammaturgia di Yvonne Gebauer e della direzione della fotografia di Rodin Hamidi.
«Quando mi è stato chiesto di dirigere Orfeo ed Euridice – scrive Neshat – ho capito subito che era la storia giusta per me. È ricca di dualità: amore e morte, dolore e gioia, cielo e terra, coscienza e subconscio». Per questo la regista ha immaginato l’opera in bianco e nero, fedele al suo linguaggio visivo e ai contrasti che attraversano la vicenda.
Nella sua lettura, Orfeo non è un eroe mitologico ma un uomo fragile, diviso tra narcisismo e amore, devastato dalla perdita di Euridice e incapace di distinguere realtà e illusione. Gli inferi diventano uno spazio mentale, popolato da ricordi, colpe e ombre di sé stesso.
L’opera si apre e si chiude con film muti in bianco e nero che ampliano il racconto e offrono uno sguardo intimo sulla relazione tra i due protagonisti.






