REGGIO EMILIA – Con l’esplosione del conflitto in Iran, i prezzi dei carburanti sono aumentati in tutta Europa, Italia compresa. Nei giorni scorsi il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato la rilevazione settimanale sul prezzo medio dei combustibili: ebbene, tra lunedì 9 e domenica 15 marzo quello che ha registrato l’aumento più consistente è stato il gasolio, il cui prezzo medio ha raggiunto i 2,03 euro al litro, in rialzo di 16,4 centesimi rispetto alla settimana precedente. La benzina è aumentata di 7,4 centesimi, raggiungendo 1,82 euro al litro, in linea con l’aumento della settimana prima. Il prezzo del Gpl è invece stato pari a 0,72 euro al litro, in aumento di 0,5 centesimi, un rialzo leggermente inferiore rispetto a quello della settimana precedente.
Per porre un freno a questa escalation, il governo è corso ai ripari tagliando di 25 centesimi al litro le accise per gasolio e benzina e di 12 per il Gpl dandosi, come orizzonte temporale, i prossimi 20 giorni per capire l’evolversi del conflitto che coinvolge buona parte dei Paesi del Golfo Persico.
Una situazione, questa, che preoccupa e non poco i gestori delle pompe. Faib, Federazione Italiana dei Benzinai, ha salutato positivamente la decisione del governo, sottolineando tuttavia che “la situazione crea stress ai gestori per il semplice fatto che loro acquistano il carburante già ivato, facendosi carico del costo delle accise. Le giacenze che, al momento del calo del prezzo, restano sull’impianto scontano già questi tagli”, ha spiegato Lorenzo Reggiani, coordinatore provinciale di Faib Confesercenti.
Una situazione che ricorda molto da vicino quella del 2022, quando i benzinai dovettero anticipare lo sconto, senza tuttavia ricevere alcuna compensazione in seguito. “Come sindacato, abbiamo chiesto al governo che non si verifichi nuovamente questo impasse”, ha aggiunto Reggiani.
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