BOLOGNA – E’ alle battute finali il processo d’appello per la strage del 2 agosto 1980. In calendario restano tre udienze. Quella di oggi è stata dedicata alle parti civili. “Siamo a 44 anni di distanza, e mi domando se siamo riusciti a dare concretezza a quello che è un diritto di rango costituzionale”, sono state le parole dell’avvocato di parte civile Alessandro Forti, componente del pool di legali che rappresentano i familiari delle vittime della bomba.
“Sulla strage – ha proseguito Forti nella requisitoria – non è stata ancora raggiunta la piena verità, a causa di depistaggi formali, informali, false piste e l’allungamento dei tempi del processo che ha dilatato i problemi. I processi diventano ai morti. Addirittura c’è stato, e lo dico drammaticamente, uno scivolamento culturale rispetto alla vittima, visto che si comincia a parlare di presunta vittima – quando nel processo penale la vittima non è mai presunta – che diventa quasi un peso. Ma non ci si è mai sentiti così vicini alla verità piena come ora”.
Il principale imputato a processo dinanzi alla Corte d’Assise d’Appello di Bologna è l’ex di Avanguardia nazionale, Paolo Bellini, che si è videocollegato dal carcere di Spoleto. Deve rispondere di concorso nell’attentato. Imputati anche l’ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, per depistaggio, e l’ex amministratore di condomini in via Gradoli a Roma, Domenico Catracchia, accusato di false informazioni al pm.
“La sentenza di primo grado – ha aggiunto Forti – ha chiarito la responsabilità di Paolo Bellini e degli altri due imputati al di là di ogni ragionevole dubbio”. I legali di parte civile hanno chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado ai tre imputati.












