REGGIO EMILIA – Ci sono voluti 15 anni, ma alla fine la condanna definitiva è arrivata. Una vicenda che nel 2011 colpì profondamente l’opinione pubblica per l’efferatezza della violenza. Tutto iniziò con una falsa promessa di un lavoro dignitoso come addetta alle pulizie. Invece la vittima, una donna all’epoca 38enne, fu attirata in una trappola spietata.
Prelevata sotto casa proprio dal 67enne oggi condannato, credeva di essere accompagnata sul luogo di un colloquio di lavoro. Invece, la destinazione era un capannone isolato, trasformato per ore in un teatro di abusi. Segregata e terrorizzata, la donna è stata sottoposta a ripetuti stupri da parte dell’uomo e di due complici. A rendere ancora più agghiacciante il quadro investigativo è il dettaglio delle minacce: mentre uno degli aggressori consumava la violenza, gli altri, a turno, puntavano una pistola alla testa della vittima, intimandole il silenzio e paralizzandola con il terrore di un’esecuzione imminente.
Nonostante i tentativi degli aguzzini di comprare il suo silenzio e le pesanti minacce di morte, la donna non si è piegata e ha denunciato l’accaduto ai carabinieri. Dopo l’identificazione dei colpevoli, l’iter processuale si è concluso solo lo scorso 9 febbraio 2026, con la sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore diventata irrevocabile. Il 67enne, originario di Pagani (SA) ora residente a Reggio, è stato riconosciuto colpevole e condannato a 7 anni di reclusione, oltre a pesanti pene accessorie che prevedono l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, da incarichi in strutture frequentate da minori e la perdita del diritto agli alimenti e alla successione.
Il provvedimento restrittivo è stato eseguito il 7 marzo scorso dai militari della Stazione Santa Croce, che hanno rintracciato il 67enne nella sua abitazione a Reggio. Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato tradotto in carcere. Detratti i pochi giorni di custodia cautelare scontati nel 2011, dovrà ora espiare una pena residua di 6 anni, 11 mesi e 16 giorni.
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