REGGIO EMILIA – Dal 1871 Ignazio Zani, allora direttore del San Lazzaro, pensò di adattare a colonia agricola una vecchia casa con stalla e fienile, che l’istituto aveva dato in affitto a una famiglia di contadini. Il progetto di Zani, deceduto a soli 37 anni, fu portato a termine dal suo successore, Carlo Livi, che incaricò un agronomo di sovrintendere ai lavori agricoli e dell’orto.
La colonia comprendeva circa 50 ettari di terreno, vigneti, una stalla per bovini, una porcilaia, recinti per conigli e polli, una legnaia, un caseificio. I malati che vi lavoravano erano una cinquantina, con 19 inservienti. I primi anni del Novecento furono sfortunati per la colonia agricola che subì vari incendi alla barchessa, alla porcilaia, alle stalle e ai fienili. Nel 1915 si manifestarono qui, e fra le donne della lavanderia, i primi casi di un’epidemia di colera a cui si aggiunse dall’anno dopo il sovraffollamento di militari provenienti dal fronte, feriti nel corpo e spesso anche nella mente.
Nel 1933 un podere adiacente, intitolato al Duca degli Abruzzi, fu dotato di moderne stalle che ospitarono anche un concorso di zootecnia. Nel 1940 i terreni posti al di là della ferrovia furono espropriati per consentire l’ampliamento dell’aeroporto militare, con demolizione degli edifici. La colonia agricola è rimasta attiva nel secondo dopoguerra, con la costruzione di nuovi immobili di servizio nel 1964. Nel 1979 era autogestita dagli operatori e dai pazienti ospitati nel vicino reparto Livi. Della colonia agricola non c’è più traccia, sopravvive solo un edificio ridotto a un rudere, ma ancora oggi la zona in cui sorgeva presenta ampie aree verdi.
Gian Piero Del Monte
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