REGGIO EMILIA – “In stazione c’è anche gente che lavora ma non trova casa perché trovare casa a Reggio è molto difficile, soprattutto se hai la pelle scura; ci sono tanti italiani, non tutti hanno delle dipendenze”. Ma è la presenza dei giovanissimi, degli appena maggiorenni che popolano la stazione di notte, a colpire di più chi supporta i senza fissa dimora. “Prima non c’erano e la criminalità arriva prima di noi: parlo anche di sfruttamento della prostituzione”, le parole di Anna Bigi del gruppo laico missionario.
Anna Bigi e Carla Arleoni rappresentano due delle realtà i cui operatori aiutano chi è senza casa e la trova in stazione, arrivando a vicende di violenza e sofferenza come aggredirsi a vicenda per una coperta o un posto per la notte. Tre di queste persone sono morte così negli ultimi mesi. In una lettera aperta alla città, queste realtà hanno chiesto che al dibattito sull’area, alla parola “sicurezza” si affianchi il concetto di “umanità”. Con il coinvolgimento dei cittadini “che sono risorse”, hanno detto.
Poi, c’è il tema freddo. I posti a disposizione con l’accoglienza diffusa annuale sono, secondo le operatrici, insufficienti. “Dopo qualche giorno di freddo si possono attivare le palestre”, ha aggiunto Anna Bigi. Così ha risposto sul tema, a margine di un incontro in prefettura, il sindaco Luca Vecchi: “Abbiamo sempre predisposto il piano freddo senza mai fare tagli e cercando sempre di aumentare i posti, ma non è sempre facile agganciare queste persone”.
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