REGGIO EMILIA – Nelle scorse edizioni del telegiornale avevamo analizzato il fenomeno delle mense diffuse gestite da Caritas tra città e prima periferia. Ora, invece, ci concentriamo su un’altra iniziativa che nei decenni si è fatta sempre più importante a Reggio Emilia: la distribuzione alimentare per le persone in difficoltà. “Coloro i quali hanno la possibilità di mangiare nella propria abitazione – spiega il direttore della Caritas reggiana, Andrea Gollini – ma sono comunque difficoltà economiche, vengono indirizzati alle parrocchie”.
Nel tempo Caritas ha contribuito a generare una rete che, a oggi, è costituita da 50 centri ascolto, 49 di distribuzione e 4 empori solidali che servono 3mila nuclei familiari l’anno, ovvero circa 8mila persone. Mentre per quanto concerne le mense, i fruitori sono persone che vivono ai margini della società, in questo caso si tratta di una povertà definita ‘ordinaria’ “fatta di famiglie dove c’è una casa, un lavoro, ma un solo reddito. In tanti sono in carico ai servizi sociali con cui le parrocchie collaborano”.
Una delle realtà cittadine più longeve per quanto concerne la distribuzione alimentare è la parrocchia di San Pellegrino, nell’omonimo quartiere. Qui, dal 2000, don Dossetti, i diaconi e svariati volontari – tra cui anche persone che in passato sono state aiutate con questo strumento – tutti i sabati consegnano generi alimentari a un numero che varia tra le 140 e le 150 persone, il 60%-70% delle quali è di origini straniere.
Le principali fonti di approvvigionamento sono tre: banco alimentare, che tramite le grandi aziende della distribuzione smista gli alimenti alle varie realtà, a seconda dei bisogni; raccolta delle eccedenze o dei prodotti in scadenza nei supermercati; solidarietà da volontariato.
La distribuzione, che avviene nei locali dietro al cinema Olimpia, è sempre preceduta dalla lettura del vangelo in varie lingue: questo per far sì che la consegna dei pacchi non sia mai un mero esercizio fine a se stesso; abbinato a questo, c’è poi un servizio definito ‘di guardaroba’: gli interessati comunicano di quali abiti hanno bisogno e, il sabato successivo, li ricevono compatibilmente con ciò che arriva dal volontariato.
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