REGGIO EMILIA – “Si modifichi subito lo Statuto di Seta, accogliendo quanto disposto dalla Corte dei Conti, per mettere i soci pubblici nelle condizioni di governare effettivamente l’azienda”. A scriverlo è Act, la società dei soci pubblici reggiani di Seta, che nella giornata di ieri ha inviato una lettera ufficiale al presidente della Regione Michele De Pascale, all’assessore regionale alla mobilità e ai trasporti, Irene Priolo, e per conoscenza alla presidente di Seta, Elisa Valeriani.
Una presa di posizione decisamente forte che si inserisce anche nella complessa partita della costituzione della nuova società unica regionale del trasporto pubblico. A fornire lo spunto la deliberazione 163 della Corte dei Conti dello scorso 18 dicembre in cui la magistratura contabile aveva anche paventato il rischio di danno erariale se la situazione della governance pubblica di Seta non fosse stata risolta.
Temi ripresi nella lettera dei sindaci reggiani alla Regione, posizione peraltro condivisa anche da quelli del modenese, in cui si chiede “di essere messi nelle condizioni di esercitare in modo formale e sostanziale il proprio ruolo di controllo e governo di un servizio essenziale per le comunità”. Tradotto significa cambiare radicalmente rotta, rispetto a un’azienda in cui i soci pubblici detengono il 51% delle azioni, ma il socio privato Tper, al 49%, esprime l’amministratore delegato.
Significa però anche che i soci pubblici, per far valere il loro 51%, devono riunirsi in un patto di sindacato unico che metta insieme comuni modenesi, reggiani e piacentini. Di tutto questo si è parlato nella riunione informale che si è svolta a Modena, alla presenza dei vertici di Seta e Tper. I comuni hanno ribadito la loro indisponibilità ad aumentare il costo dei biglietti, come richiesto dall’azienda che, di contro, ha manifestato un ulteriore peggioramento dei conti nel 2025. La partita è aperta e adesso la palla ripassa alla Regione ma di sicuro dopo questa lettera nulla potrà più essere come prima.
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