REGGIO EMILIA – Non siamo nella Silicon Valley ma nel nuovo Unimore AI Center, inaugurato stamattina. Il progetto, partito nel 2019 grazie a un finanziamento di 2 milioni di euro della Regione, apre nuove prospettive per l’ateneo modenese e reggiano che, con l’intelligenza artificiale, fa ricerca da oltre 20 anni e ora aspira a essere competitivo a livello globale.
“Ospiteremo 60 ricercatori e dottorandi che lavorano nell’AI e nelle applicazione – spiega la rettrice di Unimore, Rita Cucchiara – Lavoreremo con le aziende del territorio e faremo formazione avanzata”.

Prima del taglio del nastro Unimore ha siglato due accordi di collaborazione con la multinazionale americana produttrice di semiconduttori Amd e con Tetrapak. Tre i filoni di ricerca previsti nel centro di Unimore: uno sui modelli generativi e sui grandi modelli linguistici multimodali; uno sulla comprensione di video sul comportamento umano col rilevamento delle anomalie e uno dedicato alla sanità che combina le immagini mediche con la bioinformatica.
“Prevenzione, controllo di gestione, coinvolgimento di cittadini e professionisti sono tanti gli ambiti in cui l’intelligenza artificiale può darci un controbuto importante in sanità – sottolinea il presidente della Regione Emilia Romagna, Michele de Pascale – E’ chiaro che dobbiamo però avernne il controllo pubblico perchè con l’AI si possono anche perseguire obiettivi poco etici, per cui dobbiamo essere certi che il Governo dei processi e dell’algoritmo persegua finalità di sanità pubblica”.
Dell’importanza che la tecnologia sia al servizio dell’uomo e non diventi un potenziale pericolo ha parlato anche il sindaco di Reggio Massari che pure auspica importanti ricadute per la città dal nuovo AI Center. “Reggio Emilia – spiega Marco Massari – ha scelto di affrontare il tema dell’intelligenza artificiale con uno sguardo profondamente umanistico. Abbiamo affermato un principio molto chiaro: la tecnologia deve restare al servizio delle persone e della comunità. Non intendiamo usare un’intelligenza che sostituisce l’umano, ma piuttosto che lo rafforza. Non intendiamo utilizzare sistemi che rendono opache le decisioni politiche ed amministrative, ma strumenti che le rendono più comprensibili, più verificabili, più democratiche”.












