REGGIO EMILIA – Che fine ha fatto il movente economico che, secondo l’accusa, animava molti degli imputati del processo per gli affidi in Val d’Enza? Nelle 1.600 pagine delle motivazioni della sentenza non ce n’è quasi traccia. Federica Anghinolfi, dirigente dei Servizi Sociali della Val d’Enza, è stata assolta da pressoché tutte le accuse. L’unica condanna, a due anni con pena sospesa, riguarda il falso ideologico per il meccanismo con cui venivano pagate le sedute di psicoterapia dei bambini in affido.
Non un sistema criminale, secondo i giudici, ma una serie di irregolarità amministrative e contabili nella gestione dei pagamenti verso il centro Hansel e Gretel. Il meccanismo adottato – si legge nella sentenza – mascherava “l’affidamento diretto di servizi, ed era noto e condiviso dai funzionari amministrativi, sanitari e dagli organi politici, inclusi i Sindaci della Giunta”. In pratica le famiglie affidatarie pagavano una parte della psicoterapia alla società S.I.E. Srl, legata al centro Hansel e Gretel, e la Anghinolfi in seguito rimborsava loro la spesa con i fondi del capitolo di bilancio ‘trasferimento rette affidi’. In questo modo, dicono i giudici, l’Unione Val d’Enza pagava direttamente un centro privato senza una regolare gara o una convenzione trasparente.
Federica Anghinolfi ne traeva un vantaggio? No, dice la sentenza, la sua era una condotta ‘non egoistica, diretta ad assicurare un servizio dall’imputata ritenuto utile e necessario a vantaggio di minori in difficoltà’. A riprova di ciò la sentenza chiarisce che la dirigente non agì da sola nell’ombra; il meccanismo era ‘noto e condiviso’ anche agli amministratori eletti e all’Ausl.
L’Azienda sanitaria di Reggio aveva in servizio solo due psicologi con una formazione specifica su traumi da abusi sessuali e l’unica struttura pubblica specializzata presente in Emilia-Romagna, Il Faro di Bologna, non accettava pazienti provenienti da fuori provincia. Così la scelta cadde sui professionisti della Hansel e Gretel Onlus di Moncalieri.
Scrivono i giudici: “L’aumento atteso dei minori che necessitavano di questa tipologia di prestazioni aveva indotto i dirigenti dell’Ausl a valutare l’indizione di una procedura di gara per l’esternalizzazione del servizio”. Nel frattempo però, in attesa che la gara fosse svolta, fu messo a punto il sistema di pagamento che ha portato alla condanna della Anghinolfi.
Clicca qui per guardare tutte le puntate
Reggio Emilia Tribunale Bibbiano processo sentenza val d'Enza motivazioni Federica Anghinolfi affidi Hansel e Gretel Società S.I.E.










