REGGIO EMILIA – All’Arcispedale Santa Maria Nubova di Reggio è stato eseguito per la prima volta e con successo un intervento per placenta accreta, rara e grave patologia che vede la placenta aderire e infiltrare l’utero. L’operazione, condotta dall’équipe multidisciplinare di Ostetricia e Ginecologia con Radiologia Interventistica e Anestesia, ha previsto l’impiego della tecnica innovativa di embolizzazione profilattica con palloncino per contenere il rischio emorragico. La paziente e il neonato sono in buone condizioni e il decorso post-operatorio è regolare. 
“Da tempo abbiamo intrapreso un percorso di innovazione nella gestione delle gravidanze ad alto rischio ed elevata complessità, oltre che nella ginecologia conservativa. Questi risultati sono possibili grazie a tecniche avanzate e strategie integrate, sostenute dall’innovazione clinica, tecnologica e multidisciplinare – spiega il direttore della Struttura di Ginecologia e Ostetricia, Lorenzo Aguzzoli – In questo contesto si colloca l’attività del gruppo RE-UNIT – Reggio Emilia Uterine Non Invasive Treatments, progetto multidisciplinare per lo sviluppo e l’applicazione di trattamenti uterini mini-invasivi e non invasivi”.
“Un risultato che è frutto di preparazione accurata ed elevata integrazione tra competenze – ha commentato con soddisfazione il direttore generale dell’Ausl Davide Fornaciari – La professionalità e la dedizione di medici, infermieri, ostetriche, tecnici e coordinatori hanno aperto la strada a una procedura complessa, un passo avanti nella tutela della salute materna. Un traguardo significativo per l’equipe ostetrico-ginecologica dell’Arcispedale Santa Maria Nuova, che ne conferma il ruolo di riferimento nelle gravidanze ad alto rischio, sostenuto dall’impegno costante nell’innovazione clinica, tecnologica e multidisciplinare”.











