REGGIO EMILIA – Ci sarebbe uno snodo emiliano nell’inchiesta sui presunti “safari umani” a Sarajevo negli anni ’90. La Procura di Milano dallo scorso autunno sta indagando sul fenomeno dei cosiddetti “cecchini del weekend”, ossia facoltosi appassionati di armi che tra il 1992 e il 1995 sarebbero partiti dall’Italia per andare a sparare, insieme alle milizie serbe, su civili inermi, dalle colline della città bosniaca sotto assedio. Al momento ci sono tre persone indagate tra Friuli e Lombardia.
Sul caso é uscito da pochi giorni un libro, “I cecchini del weekend”, a firma dello scrittore milanese Ezio Gavazzeni. Ebbene nel volume, Gavazzeni riporta due testimonianze anonime che riferiscono di come in quegli anni uno dei luoghi di partenza per quei viaggi macabri sarebbe stato l’aeroporto di Parma: viaggi dal venerdì alla domenica a bordo di piccoli aerei privati con destinazione principale Trieste e con proseguimento con altri mezzi verso Sarajevo. Spedizioni queste in cui – secondo le stesse testimonianze – sarebbe stata coinvolta clandestinamente Parmatour, la società turistica del gruppo Parmalat travolta anch’essa dal crac.
Stando a queste ricostruzioni dunque, la città d’Oltre Enza sarebbe potuta essere un punto di riferimento per i “turisti cecchini” provenienti da province vicine e da altre zone d’Italia. Sarebbero stati diverse decine i partecipanti in quegli anni: persone molto facoltose, appassionate di armi e di caccia, disposte a spendere parecchi milioni delle vecchie lire per provare l’ebbrezza di sparare a un essere umano: i bersagli più costosi erano i bambini per cui si sarebbe arrivati a sborsare fino a 300 milioni. Testimonianze inquietanti che attendono ovviamente riscontri investigativi e sulle quali sta lavorando la Procura di Milano.
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