ROMA – C’erano anche trenta reggiani e 150 farmacisti arrivati da tutta l’Emilia Romagna in manifestazione oggi a Roma per lo sciopero di collaboratori e dipendenti delle farmacie private. Si tratta di circa 76 mila lavoratori in tutta Italia che protestano per il mancato rinnovo del contratto scaduto il 31 agosto 2024.
“La nuova iniziativa di protesta si inserisce in un percorso avviato nei mesi scorsi con lo sciopero nazionale del 6 novembre 2025, quando le lavoratrici e i lavoratori del settore hanno incrociato le braccia contro lo stallo delle trattative e contro una proposta economica giudicata insufficiente rispetto al necessario recupero del potere d’acquisto eroso dall’inflazione”, scrivono in una nota congiunta i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs. “Nonostante la ripresa del confronto nel successivo incontro del 4 febbraio e le ulteriori interlocuzioni con Federfarma, le distanze sul salario, sul pieno riconoscimento delle professionalità e sulla valorizzazione delle responsabilità crescenti non si sono ridotte in modo significativo”.
La manifestazione di stamattina a Roma è partita alle 9 da Piazza Vittorio Emanuele II e si è conclusa a Piazza San Giovanni in Laterano, in prossimità della sede nazionale dell’associazione datoriale dove i dipendenti delle farmacie private hanno ribadito le loro richieste in particolare per “l’adeguamento dei salari al costo della vita e il recupero del potere d’acquisto”.
Nella provincia di Reggio Emilia le farmacie private sono 92, con un bacino stimato di circa 490 lavoratrici e lavoratori coinvolti. Persone indispensabili, ma ancora pagate troppo poco per il valore che producono ogni giorno per la comunità.
La proposta dei datori di lavoro è di 200 euro lordi di aumento più 20 euro di welfare per i farmacisti e di 130 euro lordi più 20 euro di welfare per i commessi. “Siamo lontanissimi dai 360 euro lordi chiesti dai sindacati per entrambe queste figure professionali”, sottolineano i partecipanti alla manifestazione che evidenziano il divario con gli stipendi nel resto d’Europa.







