REGGIO EMILIA – Per riferirsi a straordinarie esperienze culinarie Robert De Niro parla di Reggio Emilia. E’ uno degli aneddoti svelati dal leggendario attore invitato a Roma per i 50 anni di “Novecento”, pietra miliare della storia del cinema italiano. De Niro ha ricordato la figura di Bernardo Bertolucci, dipingendolo come un regista “dalla parte della gente”. Ne ha ricordato il coraggio nell’affrontare un progetto colossale, indicando, tra le altre caratteristiche, quella di essere stato una buona forchetta.
“Mi ha fatto vivere alcune delle migliori esperienze gastronomiche della mia vita – ha raccontato -, mi portava in ristoranti straordinari attorno a Reggio Emilia e per me era un mondo completamente nuovo“.
Robert De Niro aveva 30 anni quando cominciarono le riprese del kolossal girato nella Bassa, tra Busseto, Mantova, Poggio Rusco, Rivarolo del Re, ma soprattutto a Guastalla.
Durante le lunghe riprese il regista era solito portare il cast stellare in trattorie e osterie. E non era forse soltanto una questione legata al rifocillarsi. Per lui il cibo, e i rituali legati alla tavola, avevano un significato particolare in una narrazione che vedeva contrapposti i contadini ai padroni.
Al di là di queste considerazioni filosofico-poetiche, resta il fatto che, a distanza di cinquant’anni il palato di De Niro ricorda ancora sapori indimenticabili: tortelli e risotti, ricchi taglieri di gnocco fritto e salumi, fino a secondi piatti tradizionali come la faraona e il cotechino.









