REGGIO EMILIA – “Abbiamo settori che hanno la capacità di rinnovarsi, e quello è il vero punto di forza della cooperazione perché mette insieme tante persone e tante teste non per uno scopo personale, ma per lo scopo di aiutare gli stessi soci e la comunità. E questo credo sia anche il metodo nuovo che le nostre cooperative dovranno utilizzare per andare avanti e per avere la possibilità di dare risposte dove è difficile darle”. Così il presidente Matteo Caramaschi.
Reinvestire i profitti nel lavoro contrastando quello definito “povero”. Lo deve fare il sistema cooperativo ed è soltanto una delle missioni di Confcooperative Terre d’Emilia le cui aziende associate sui territori di Reggio, Modena e Bologna contano 47mila occupati, raggiungendo un volume d’affari superiore ai 9 miliardi di euro.
Tra le criticità dell’attuale contesto economico si fa sentire il caro energia. Le bollette rischiano di compromettere la competitività di almeno un quinto delle imprese aderenti alla centrale cooperativa
“E’ un tema che oggi le nostre cooperative ci pongono, stiamo provando a capire come dargli una mano – sottolinea Caramaschi – È chiaro che il tutto si ripercuote poi sulla società in generale, quindi stiamo capendo anche da questo punto di vista come metterle insieme le cooperative, proviamo anche a fare alcune attività particolari, per esempio le comunità energetiche che possono dare una mano in questo senso; non risolvono il problema, ma sia per i cittadini che per le cooperative possono aiutare. È chiaro che è un tema che non riguarda solo noi, è un tema che proviamo a condividere con le altre organizzazioni perché credo che tutti insieme almeno qualche segnale lo possiamo dare”.
Un’altra sfida che richiede un’alleanza, in questo caso tra imprese ed enti pubblici, riguarda l’invecchiamento demografico, e le relative ripercussioni sulla sostenibilità del welfare, come sottolineato dal sindaco Marco Massari, invitato da Confcooperative Terre d’Emilia a partecipare alla propria assemblea annuale.
“E’ uno dei temi più importanti che abbiamo oggi; credo che se non c’è un accordo tra noi e gli enti pubblici, la società oggi non riuscirebbe più ad andare avanti. Penso che sia importante trovare una formula che dia soddisfazione all’ente pubblico e ai cittadini per le varie necessità che hanno (e quelle sono necessità primarie) e alle cooperative, perché possa permettere di stare in piedi e continuare il lavoro che fanno, che credo sia un lavoro encomiabile da una parte e necessario dall’altra”.









