POVIGLIO (Reggio Emilia) – Ricorrono oggi i cinque anni dal disastro di Rigopiano. Il 18 gennaio 2017 la valanga che travolse l’hotel. Ventinove le vittime, una di loro aveva parenti a Poviglio.
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“Se avessi avuto la possibilità, sarei andato anch’io a mettere dei fiori, lì sul posto del dramma”.
Nell’area in cui sorgeva l’hotel Rigopiano un memoriale ricorda la tragedia. Davanti a quell’obelisco si sono riuniti i famigliari delle 29 vittime. Vite spezzate dalla valanga che distrusse il resort di lusso. Il ritratto di Alessandro Giancaterino compare tra le foto sulla lapide. Oggi avrebbe 47 anni. Era originario di Farindola, vale a dire il comune teatro della tragedia. Il suo corpo fu il primo ad essere recuperato dai soccorsi. Nella struttura lavorava come capo sala. Condivideva la sua passione per la ristorazione col cugino Andrea Chiarini, che è di Poviglio.
Il Gran Sasso. Si chiamava così il ristorante che per dieci anni Andrea ha gestito a Poviglio, prima di trasferire l’attività a Parma, aprendo un altro locale, sempre con cucina tipica abruzzese.
Nel paese della Bassa vivono anche i genitori e la sorella. Impossibile dimenticare i momenti concitati delle operazioni e degli aiuti: “Con le ricerche in corso abbiamo sperato in un finale differente, invece è stato quello che è stato”.
Dopo cinque anni il processo si trova ancora alle fasi preliminari, secondo Andrea sarà difficile arrivare a dei responsabili.











