REGGIO EMILILA – E’ un braccio di ferro durissimo quello che, nelle aule di tribunale, oppone Realco all’ex presidente della cooperativa Donatella Prampolini. Nessuno dei protagonisti accetta di parlarne. Il presidente di Realco Andrea Artoni, in una nota inviata alla nostra redazione il 3 aprile scorso, si limitava ad un riferimento sibillino. ‘Il contenzioso – scriveva Artoni – ha tra le proprie cause anche il mancato pagamento di merci acquistate presso Realco per diversi milioni di euro’.
Secondo quanto TG Reggio ha potuto ricostruire, i termini essenziali della vicenda sono questi. Al centro del contenzioso c’è il rapporto tra Realco e Manzini & Co. dal 1938, società di Donatella Prampolini e del marito. All’epoca dei fatti, nel 2024, Manzini & Co. gestiva 22 negozi: 12 di proprietà e 10 in affitto di ramo d’azienda da Realco. Il fatturato 2023 era di 76 milioni di euro. Il rapporto entrò in crisi all’inizio del 2024, quando Manzini trasferì due suoi punti vendita, quelli di Casalgrande e di Gossolengo (Piacenza), in affitto a un’altra società della famiglia – Mpt – con l’uscita dall’orbita di Realco. La reazione della cooperativa è stata l’addebito di penali per 3 milioni e mezzo di euro.
In più, Realco ha accusato Manzini di non aver pagato merce che era stata consegnata per i suoi negozi. La cooperativa è riuscita ad ottenere dal Tribunale di Reggio un decreto ingiuntivo da 2 milioni di euro, nell’estate del 2024, cui se n’è aggiunto in seguito un secondo.
I giudici, però, non hanno stabilito l’immediata esecutività dei due decreti perchè la società di Donatella Prampolini rivendica a sua volta somme assai rilevanti. In particolare, Manzini lamenta il mancato versamento, da parte di Realco, di premi e sostegni dovuti per circa un milione e mezzo di euro. Inoltre la società sostiene di aver subito danni per oltre 6 milioni a causa di condotte di Realco giudicate scorrette.
Sia Realco che Manzini vivono una crisi di liquidità. Dopo aver tentato senza successo la strada della composizione negoziata della crisi, entrambe hanno chiesto al Tribunale l’accesso alla procedura di concordato preventivo.
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