REGGIO EMILIA – La cultura come chiave per tornare a vivere la città e le sue bellezze. In tempo di coronavirus l’arte esce della tradizionali sedi espositive per occupare gli spazi pubblici con una nuova iniziativa: Spazio libero, immagini per riabitare la città, una grande installazione open air, curata da Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, dedicata ai nuovi protagonisti della fotografia nazionale under 35, che è stata presentata questa mattina nei Chiostri di San Domenico dal sindaco Luca Vecchi, dall’assessora a Cultura e marketing territoriale e pari opportunità Annalisa Rabitti, dall’assessora a Educazione Raffaella Curioni e dai curatori Ilaria Campioli e Daniele De Luigi. Il 31 maggio l’inaugurazione.

Gli impianti destinati all’affissione di manifesti pubblicitari sono rimasti in silenzio per due mesi, esposti agli agenti atmosferici e all’incuria dovuta al ripensamento di tutte le priorità imposto della pandemia e sono ora pronti ad ospitare le visioni di undici artisti italiani: Domenico Camarda, Emanuele Camerini, Marina Caneve, Tomaso Clavarino, Lorenza Demata, Irene Fenara, Luca Marianaccio, Luca Massaro, Iacopo Pasqui, il collettivo romano Vaste Programme e Martina Zanin per circa due settimane a partire dal 31 maggio lungo un ampio percorso cittadino percorribile in bicicletta o a piedi.

Tomaso Clavarino, Quarantine Ballad #03
Tutti i fotografi sono stati selezionati dall’attuale e dalle scorse edizioni di Giovane Fotografia Italiana, il progetto dedicato ai talenti under 35 nell’ambito del festival reggiano Fotografia Europea. Sono diversi i temi affrontati dagli artisti: dalle visioni nate durante il lockdown, ad approfondimenti sul tema dell’ambiente, fino alla proposta di immagini catturate dalle telecamere di videosorveglianza nel mondo o a serie di scatti sul tema dell’identità”.
La ripartenza della cultura a Reggio Emilia è pubblica, giovane e green. Infatti, il percorso espositivo di Spazio libero. Immagini per riabitare la città è completamente percorribile a piedi o in bicicletta e tratteggia il perimetro del centro portando gli undici progetti ad occupare spazi che sorgono lungo la circonvallazione, con due deviazioni su via Matteotti e via Verdi, come in un grande abbraccio della fotografia al nostro centro storico. Sono ottanta gli impianti di affissione che diventano display espositivi per gli undici progetti proposti dai protagonisti della mostra.

© Vaste Programme, What colour are your eyes
Il percorso e i progetti
Il percorso prende il via dai Chiostri di San Domenico, vetrina reggiana della creatività under 35 e luogo dell’annuale appuntamento con la mostra collettiva Giovane Fotografia Italiana. È su via Dante Alighieri che trova posto I miei sogni non rimangono a casa, la prima parte della grande installazione Spazio Libero, dedicata alle visioni di Luca Marianaccio, uno dei protagonisti dell’edizione 2019 di GFI, che per l’occasione ha riflettuto sul ruolo che le immagini rivestono nella narrazione di una personale condizione ipocondriaca che trova nello spazio onirico nuove prospettive e immaginari.

© Irene Fenara, Extraordinary Appearances #03
La seconda zona ampiamente interessata dal progetto è quella di via Matteotti, che costeggia il Mirabello e diventa sede dei lavori di Emanuele Camerini, che con l’intimo e poetico progetto Nel vento restituisce le sensazioni e le attese del tempo sospeso della quarantena visto dagli occhi del figlio Zeno. Nella stessa area Irene Fenara, artista bolognese che lavora sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza, offre alla città Extraordinary Appearances, una serie di scatti sugli spazi di cui il regno animale si è riappropriato durante il lockdown.
Tornando sulla circonvallazione si incontra il progetto Waithood di Domenico Camarda, una riflessione visiva su quella fase della vita che scorre in sospeso tra l’adolescenza e l’età adulta, permeata di incertezza e attese e che porta a una spasmodica ricerca di stabilità. Continuando a percorrere l’anello che cinge il centro storico ci si imbatte in Don’t have much to say today, il progetto di Lorenza Demata che occupa la zona di viale Timavo e Piazzale Fiume, con una serie di scatti realizzati durante la quarantena mostrando quei paesaggi domestici che insieme alla lentezza delle giornate spingono a una riconnessone intima con sé stessi e col tempo, percependosi in relazione con l’esterno.
Protagonista dell’edizione 2018 di Giovane fotografia italiana, il fotografo torinese Tomaso Clavarino accompagna il visitatore nel tratto di circonvallazione fino all’incrocio con via Guasco con il progetto Quarantine Ballad, una ballata campestre prodotto delle settimane di lockdown vissute nel tempo sospeso del Basso Monferrato. Il progetto è stato pubblicato recentemente sulle pagine del “Washington Post”.
La seconda deviazione del percorso porta il visitatore sul lungo Crostolo, nel tratto di via Verdi che è destinato ad accogliere l’installazione di Luca Massaro, giovane reggiano che partecipò all’edizione 2016 di Giovane Fotografia Italiana e che in questa sede presenta 5 Billboard, Reggio Emilia, una ricerca site specific concentrata sullo spazio invisibile che separa una fotografia dalla sua didascalia e le immagini dalle parole.

Martina Zanin, Take care #02
Il percorso di Spazio libero prosegue, tornando sulla circonvallazione, con gli scatti di Martina Zanin che porta sulle strade di Reggio Emilia Take care, una riflessione sul legame tra uomo e natura in cui la bellezza diventa progressivamente provocazione.
In prossimità della Caserma Zucchi trovano posto le visioni di Marina Caneve, premio per la Giovane Fotografia Italiana 2018, che attraverso il progetto The Shape of Water Vanishes in Water crea un parallelo tra questo momento storico e la fase dell’adolescenza intesa come momento della ricerca emotiva di un equilibrio con gli altri e col mondo.
La stessa zona ospita i lavori di Iacopo Pasqui, vincitore dell’edizione 2019 dello stesso premio, che partecipa con una selezione di immagini intime e forti che ha come titolo una poesia ispirata dai giorni della quarantena “Io comunque voglio lo stesso l’estate / e noi felici che ci fotografiamo sulla spiaggia / come il giorno del tuo compleanno”.
Chiude il percorso ad anello che torna al punto di partenza attraverso via Piave il progetto What colour are your eyes? firmato dal collettivo romano Vaste Programme, che parla di identità e identificazione, sia in modo intimo che in un senso più ampiamente politico.
Nel cuore del centro storico c’è infine uno spazio in cui tutti i progetti si incontrano e dialogano tra loro, un concentrato delle visioni che è possibile incontrare percorrendo la mostra: il voltone di via della Croce Bianca, un piccolo gioiello centralissimo e intimo, come il cuore pulsante dell’intera operazione.

Max Casacci
Spazio libero su Eventi a casa tua
Ampio spazio sarà dedicato ai progetti e alle narrazioni degli artisti sul portale online Eventi a casa tua. Le immagini, il percorso e tanti approfondimenti curati dai protagonisti di Spazio libero e da importanti personalità del panorama culturale contemporaneo resteranno disponibili in rete anche dopo la fine della mostra open air, per lasciare una traccia aperta e accessibile della prima, ampia operazione culturale in città dopo la chiusura del Paese.
La fruizione del percorso espositivo si arricchisce delle note della playlist creata in esclusiva da Max Casacci, musicista, compositore, autore, produttore, direttore di festival, operatore culturale e chitarrista fondatore dei Subsonica. Ispirato dalle visioni degli undici fotografi in mostra, Casacci suggerisce l’ascolto di undici pezzi che compongono la playlist Spazio Libero, un commento in musica all’installazione, pronto a decollare sul profilo Spotify del Comune di Reggio Emilia, confermando il carattere giovane e multimediale del progetto.
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