REGGIO EMILIA – “Siamo partiti da due finanziamenti legati a bandi regionali che ci hanno permesso di avere risorse per avviare delle attività pomeridiane sportive, artistiche e culturali. E questo già a partire dal prossimo anno scolastico”.
Opportunità di apprendimento e di crescita in orario extrascolastico. L’offerta riguarderà gli iscritti di tre scuole primarie e altrettante secondarie di primo grado del territorio del comune di Reggio. Si comincerà il prossimo settembre, grazie a alla sinergia tra istituzioni educative della città e realtà del terzo settore. Per mettere a punto il progetto, denominato “Scuole Aperte”, il Comune si è basato su un sondaggio che ha coinvolto 3100 famiglie con figli dai 5 ai 14 anni: “Per capire come si organizzano nel pomeriggio, cosa fanno per conciliare i tempi di vita e di lavoro”, dice sempre l’assessora all’Educazione Marwa Mahmoud.
A Reggio frequentano scuole a tempo pieno solo il 47,5 per cento degli alunni delle elementari. Alle medie la quota scende al 10,8%. Storicamente si tratta di numeri inferiori a quelli di altre città della regione. Secondo l’indagine, svolta dal dipartimento di Comunicazione ed Economina di Unimore, il 53% dei genitori di bambini che frequentano la primaria si occupa di loro dopo il suono della campanella. Alla secondaria di primo grado il dato sale al 57%.
L’accudimento dei figli grava più spesso sulle madri, un quarto delle quali lavora part time. Risulta inoltre un 13% di famiglie costretto a ricorrere ai nonni tutti i pomeriggi.
Il report sarà illustrato sabato 18 aprile, nell’Aula Artigianelli presso la sede dell’ateneo all’ex seminario vescovile. Saranno presenti anche le assessore all’educazione dei comuni di Roma e Torino. Al centro Malaguzzi, il giorno prima, venerdì si svolgerà un convegno sull’esperienza della scuola diffusa che aveva preso il via in epoca covid e che ha visto Reggio confrontarsi a livello europeo con le città di Girona in Spagna, Espoo in Finlandia e Zadar in Croazia.






