REGGIO EMILIA – E’ morto ieri all’età di 86 anni Antonio Manzini, figura di spicco del Cai (Club Alpino Italiano) reggiano. Domani, martedì, i funerali nella chiesa di Sant’Antonio a Rosta Nuova, con partenza alle 11 dal cimitero di Coviolo. Lascia la moglie Fabrizia.
Socio del sodalizio dal 1965, era un grandissimo amante della montagna, che frequentava praticando intensamente l’alpinismo e l’escursionismo. Appassionato anche di bicicletta, fu uno tra i primi a Reggio Emilia a praticare lo scialpinismo: la sua passione l’aveva trasmessa ad altri soci del Cai, con i quali aveva dato vita con successo ai primi corsi di scialpinismo. Fu anche istruttore dei corsi di alpinismo e organizzatore di tante escursioni sull’Appennino. Negli anni ’70 fu più volte consigliere della Sezione, fino a diventarne presidente dal 1977 al 1980, subentrando al presidente storico Mario Cavallini.
Con la sua presidenza il Cai si impegnò moltissimo a difesa dell’ambiente e della montagna reggiana. Manzini era infatti un ambientalista ante litteram, e il suo impegno e la sua serietà sui temi ecologici è stata di esempio per tantissimi soci del Cai e non solo. Terminato il suo impegno come presidente, continuò ad essere attivissimo nella sezione, scrivendo anche molti articoli sul giornale Il Cusna dedicati all’Appennino e alle Alpi.
“Chi l’ha conosciuto lo ricorda come una persona splendida, sempre attivo e disponibile con tutti: buono ma determinato nelle sue idee a difesa dell’ambiente – si legge in una nota del Cai reggiano – E’ sempre stato per tanti soci del Cai un punto di riferimento umano e culturale. Per anni ha svolto anche una intensa attività di volontariato nel campo sociale. Per molto tempo aveva svolto anche il ruolo di responsabile della fornitissima biblioteca del Cai, consapevole che per la frequentazione della montagna è necessario anche leggere e studiare. La Sezione reggiana del Cai esprime tutta la sua vicinanza alla moglie Fabrizia”.












