REGGIO EMILIA – “I voli organizzati per fare evacuare le persone qui in Oman subiscono continue variazioni”. Una vacanza nel sud dell’Oman, ai confini con lo Yemen, a mille chilometri dalla capitale Mascate. Qui il soggiorno di Marco Corradi è cominciato alla vigilia dell’attacco all’Iran da parte di Stati Uniti e Israele. Il rientro era previsto per stasera: “Ieri ci hanno comunicato che potevamo partire oggi, in realtà dovremmo partire domani ma fino all’ultimo non ne siamo certi. A questo si aggiunge la preoccupazione legata al fatto di dover viaggiare attraverso aree piuttosto pericolose. Qui nel villaggio siamo rimasti in circa una cinquantina di turisti tra italiani e stranieri. Stanno evacuando anche il personale dei tour operator, alcuni ragazzi sono partiti ieri, col primo volo degli italiani di rientro”.
L’elenco dei paradisi tropicali che rischiano di trasformarsi in una prigione dorata comprende le Maldive e l’isola thailandese di Phuket, dove si trova un gruppo di otto reggiani, rimasti bloccati dal primo marzo. Una di loro, Sara, denuncia prezzi folli per i voli. Si spendono, ad esempio, oltre 3mila euro a testa con Air France. “Probabilmente rimarremo qua un’altra settimana – ci racconta -, abbiamo provato i trovare delle rotte alternative, che non prevedessero scali in Medio Oriente, le prime date disponibili sono intorno al 20 marzo con dei prezzi proibitivi, quindi per il momento non è una situazione percorribile per noi. Nel frattempo stiamo alloggiando in Thailandia a nostre spese”.
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