REGGIO EMILIA – Il trattamento riservato alla vegetazione degli argini del Crostolo dai recenti lavori di disboscamento e decespugliamento decisi da Aipo suscita alcune domande. Sono le stesse domande che furono sollevate poco più di un anno fa, quando il risultato dei lavori nella cassa di espansione del Secchia, a Rubiera, emerse in tutta la sua brutalità. In quell’occasione, dopo le denunce dei cittadini, furono i carabinieri forestali ad accertare gli eccessi commessi dalle aziende incaricate di quell’intervento e Aipo ammise l’errore, facendosi carico del ripristino delle aree disboscate.
I tagli lungo gli argini del Crostolo tra Reggio e Cadelbosco Sopra non appaiono altrettanto radicali, ma suscitano ugualmente una forte impressione. Era proprio necessario tagliare così tanti alberi? E tutti gli alberi che sono stati tagliati erano malati, rischiavano di cadere o intralciavano il deflusso delle acque, come prevedeva l’ordinanza?
Nel settembre del 2024, dopo il clamore suscitato dai lavori per l’ampliamento delle casse di espansione del Secchia, il Comune di Reggio espresse per iscritto ad Aipo una posizione chiara, “in previsione dei lavori che riguarderanno a breve alcuni corsi d’acqua che attraversano il territorio reggiano – cioè il Crostolo e il Rodano – Dopo aver visto quanto accaduto con il disboscamento di un’area enorme a ridosso del Secchia, dove Aipo ha disposto l’eliminazione di circa 40 ettari di bosco – si leggeva nella lettera – sul nostro territorio viene chiesta condivisione delle scelte“.
La lettera si chiudeva ricordando che, “secondo l’orientamento di geologi ed esperti oggi l’unica pulizia fluviale efficace e utile è la rimozione del legname secco; gli alberi vivi rappresentano invece una difesa idraulica passiva, in quanto sono in grado di far rallentare la corrente idraulica”. L’intervento realizzato sugli argini del Crostolo corrisponde ai principi enunciati un anno fa in questa lettera?
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