REGGIO EMILIA – In questi giorni il Parco della Reggia di Rivalta merita davvero una visita mirata per ammirare la splendida fioritura di un Ciliegio cresciuto su uno dei gelsi secolari del lungo filare, salvati da una minacciata eradicazione del primo progetto di riqualificazione e recentemente potati e curati nelle radici.

Questo doppio albero è definito Bialbero; sopravvissuto ai lavori del cantiere di questi ultimi due anni, si è probabilmente formato grazie ad un uccello che ha lasciato cadere un seme di un albero da frutto nella cavità centrale del Gelso, un tempo potato a vaso. “Su quest’ultimo albero – spiega Ugo Pellini, noto botanico reggiano – si sono sviluppate le radici, ed ora svetta verso il cielo. Gli alberi epifiti (questa la definizione botanica quando una pianta vive su un’altra pianta) non sono insoliti, ma normalmente raggiungono dimensioni ridotte ed hanno vita breve, poiché normalmente non c’è abbastanza humus e spazio disponibile dove crescere. Grandi epifiti come questo richiedono che ‘l’albero superiore’ abbia una connessione tra le sue radici e il terreno, ad esempio attraverso un tronco cavo”.
Un esemplare analogo si trova a Casorzo, in provincia di Asti, ed è diventato un’attrazione turistica. Ogni anno è meta di migliaia di visitatori ed è stato adottato dai viticoltori locali (Consorzio per la tutela della Malvasia); sotto la sua ombra si festeggiano l’equinozio ed il solstizio d’estate.

“Sarebbe importante – sottolinea Pellini – che anche da noi questo bialbero, che già qualcuno chiama Gelsiliegio, ma anche Albero degli innamorati, fosse curato e valorizzato fino a diventare, come in Piemonte, un’attrazione turistica. Una segnalazione accompagnata da un cartello esplicativo è più che doverosa”.






