REGGIO EMILIA – Con l’avvio dell’udienza predibattimentale è entrata nel vivo in tribunale la vicenda relativa al sequestro di un quadro degli anni ’50 – per la precisione un autoritratto – del pittore Antonio Ligabue, opera che venne rubata nel 1991 in una villa di Boretto e poi riconosciuta nel 2022 dalla legittima proprietaria in una mostra al Forte di Bard, in Val d’Aosta.
Per gli inquirenti quel quadro ad olio subì la rimozione di un particolare, cioè una libellula poi ricoperta con i colori del cielo, per mascherarne la provenienza furtiva. L’inchiesta da Aosta è stata poi spostata a Reggio Emilia per competenza territoriale, in quanto è la provincia in cui l’opera si trovava prima di finire nella mostra citata.
Ora è il momento del processo che vede accusati di ricettazione il critico d’arte reggiano Sandro Parmiggiani (curatore della mostra aostana) e la gallerista parmigiana Patrizia Lodi. Entrambi gli imputati si professano innocenti, cosa rimarcata oggi nell’udienza a porte chiuse da Parmiggiani per una ventina di minuti attraverso dichiarazioni spontanee.
“Il critico d’arte ha spiegato qual è il suo ruolo in questa vicenda – dice a TgReggio l’avvocato difensore Noris Bucchi – ribadendo che si ritiene del tutto innocente”. Da parte sua Alba Gainotti che cinque anni fa riconobbe in mostra come suo l’autoritratto, si è costituita parte civile con il legale Luca Troyer e chiede 230mila euro di danni.
Il 24 febbraio sarà il momento chiave per questo procedimento: dopo la discussione delle parti in causa, la giudice Francesca Piergallini deciderà infatti se rinviare a giudizio gli imputati od optare per il non luogo a procedere chiudendo così la vicenza giudiziaria. Vedremo.











