NOVELLARA (Reggio Emilia) – “Un omicidio premeditato, senza ombra di dubbio”. Ne sono convinti il procuratore capo di Reggio Calogero Gaetano Paci e il sostituto procuratore Maria Rita Pantani, che nelle 120 pagine della richiesta di Appello, forniscono la loro ricostruzione dell’omicidio di Saman Abbas. La Corte d’Assise, presieduta da Cristina Beretti, nella sentenza di primo grado con cui ha condannato all’ergastolo Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, non ha riconosciuto la premeditazione e ha ricondotto tutto alla lite avvenuta nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio 2021. Secondo la procura invece ci sono diversi elementi che proverebbero che il delitto è stato organizzato prima. Ad esempio la telefonata che la zia che abita in Inghilterra, sorella di Shabbar, ha fatto ad Ali Haider, il fratello di Saman, il giorno seguente all’omicidio: “Il tono è tranquillo, non di chi ha appena appreso che la nipote è stata improvvisamente uccisa, ma la donna si accerta che il ragazzo fornisca la versione già da tempo concordata tra loro”. “E’ stato un omicidio organizzato – scrive la procura – concordato con tutti i familiari, comunicato anche ai parenti che vivevano all’estero sia dai primi giorni del rientro di Saman e rafforzato in seguito dalla scoperta della relazione, ancora in atto, con Saquib e della sua intenzione di fuggire nuovamente”.
La procura ricostruisce poi con i fotogrammi delle telecamere dell’azienda Bartoli e quelle dei vicini gli spostamenti di zio e cugini la sera del 29 aprile, la sera in cui uscirono con le pale e il piede di porco. Le telecamere avrebbero parecchie zone d’ombra di cui – sempre secondo la procura – i tre erano ben consapevoli e le avrebbero sfruttate a loro favore. “Danish, Ikram e Nomanulaq si addentrano nelle serre per dirigersi verso ovest – si legge nelle carte – (e non a nord come dichiarato da Ikram e ritenuto dalla Corte), in direzione del casolare all’interno del quale prepareranno la buca. E poi i biglietti, di sola andata, per il Pakistan dei genitori, per il giorno successivo all’omicidio: ‘Non avrebbro mai lasciato Saman allo zio e al fratello – dicono i procuratori – perchè non erano in grado di monitorarla”.
E infine quella che sarebbe stata solo una “messainscena”: la contestazione dei messaggi che provavano la relazione sentimentale tra Saman e Saquib la notte dell’omicidio, con l’obiettivo di fare uscire di casa la ragazza e condurla vero la serra dove l’attendevano i cugini e lo zio per ucciderla. La procura chiede di risentire diversi testi, tra cui Ivan Bartoli, per capire se le pale sequestrate nell’abitazione dello zio Danish e dei due cugini fossero di sua proprietà e dove si trovassero, all’epoca, le serre coinvolte.
Reggio Emilia Novellara appello omicidio processo Procura Saman AbbasAnche il tribunale pakistano dà l’ok all’estradizione della madre di Saman. VIDEO











