BIBBIANO (Reggio Emilia) – Si parla di “criticità” e di “erronee individuazioni” delle fattispecie di reato nelle 1650 pagine in cui la giudice Sarah Iusto spiega e motiva il dispositivo letto il 9 luglio 2025 e che aveva tracciato una linea netta nell’indagine più mediatica degli ultimi anni: il caso dei presunti affidi illeciti in val d’Enza. Assolti in primo grado 11 dei 14 imputati, tre condanne lievi con pena sospesa per reati che non avevano a che fare con la gestione dei minori in carico ai servizi sociali. Un’istruttoria complessa durata due anni e 146 udienze, scrive la stessa giudice, con la stesura delle motivazioni che proprio per questo ha richiesto sei mesi. C’è un passaggio particolarmente significativo in queste pagine: “La debolezza sotto il profilo scientifico e metodologico degli elaborati delle consulenti tecniche del pm, che oltretutto si sono affidate ad una teoria quale quella dei falsi ricordi che non risulta unanimemente condivisa dalla comunità scientifica, non può costituire la base su cui fondare un accertamento improntato al canone dell'”al di là di ogni ragionevole dubbio'”.
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