BIBBIANO (Reggio Emilia) – La Procura non ci sta e passa al contrattacco con un provvedimento di 2447 pagine, più quasi 5000 di allegati, in cui chiede alla Corte di Appello di ribaltare la sentenza di primo grado del processo Affidi. Quella che ha assolto 11 dei 14 imputati e demolito l’impianto accusatorio, riducendo drasticamente le pene richieste per i tre soli condannati. Per farlo, la Pm Valentina Salvi non ha presentato richieste di nuove istruttorie, ma ha depositato nuovamente quanto emerso dalle indagini condotte dai Carabinieri, comprese le chat tra gli imputati. I 107 capi d’imputazione del primo grado, però, sono stati ridotti a 39, con le definitive assoluzioni di Katia Guidetti, Maria Vittoria Masdea, Valentina Ucchino e Marietta Veltri.
Per la Procura però devono essere condannati tutti gli altri a cominciare dalla dirigente dei servizi sociali Federica Anghinolfi. Con lei, gli assistenti sociali Francesco Monopoli, Annalisa Scalabrini e Sara Gibertini; la psicoterapeuta Nadia Bolognini, la psicologa Imelda Bonaretti e le due affidatarie Fadia Bassmaji e Daniela Bedogni.
Durissimo l’attacco della Salvi all’operato dei giudici accusati dalla PM di “una ricerca ossessiva di ragioni assolutorie”, di “ricostruzioni fantasiose” e di una visione “atomistica” per aver analizzato i singoli episodi come fatti isolati, ignorando volutamente l’esistenza di un “sistema” criminale organizzato. La sentenza di Primo grado non aveva accolto l’impianto accusatorio in diversi punti chiave a cominciare dall’assenza di dolo per la dirigente Federica Anghinolfi, riconoscendo una “finalità non egoistica” del suo agire, finalizzata al bene dei minori e non al profitto o al potere. Il Tribunale poi aveva bollato come “scientificamente fragili” le perizie della Procura sul presunto “lavaggio del cervello” ai bambini da parte della psicoterapeuta Nadia Bolognini e stigmatizzato la mancata ricerca da parte della Procura di prove a discolpa degli imputati, in particolare nel caso delle affidatarie Fadia Bassmaji e Daniela Bedogni. Insomma, uno scontro totale. Per la Procura esisteva un sistema criminale per manipolare i bambini e la realtà; per il Tribunale si è trattava solo di un lavoro complesso, talvolta con ombre professionali, ma privo di rilevanza penale.
Sarà ora la Corte d’Appello di Bologna a stabilire se quelle assoluzioni furono “ragionevoli” o, come sostiene la PM, frutto della “veggenza” dei giudici reggiani.
Processo affidi: l’approfondimento di Tg Reggio e Reggionline
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