REGGIO EMILIA – “Certamente c’è un senso di liberazione, perché chi vive da innocente una cosa come questa, soprattutto quando riguarda la pubblica amministrazione e quindi la collettività, non può che provare amarezza”.
Dall’amarezza alla liberazione, passando per la “routine”, aggiunge l’ex assessore comunale alla Mobilità Mirko Tutino. Routine necessaria per sopravvivere a sette anni di attesa. Tanto è durato l’iter giudiziario da cui è uscito definitivamente di scena, perché assolto con formula piena dall’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio nel processo sui presunti appalti irregolari in Comune a Reggio. Era accaduto già in primo grado, giovedì la sentenza di Appello ne ha sancito l’ufficialità.
Tutino, 42 anni, da sei mesi amministratore delegato di Alfa Solutions dopo aver lavorato per un’azienda di Udine e poi per Iren, ha avuto ruoli di amministratore dal 2004 al 2019, prima come assessore nella sua Cavriago, poi in Provincia, quindi in Comune a Reggio, con delega alla Mobilità. La procura di Reggio sosteneva che, in quest’ultima veste, avesse rivelato informazioni riservate nell’ambito del bando sulla sosta e il bike sharing. “Ho avuto sempre la convinzione che il Comune avesse agito correttamente. L’ente ha avuto qualche anno di difficoltà nel prendere decisioni e questo prezzo lo pagheranno i reggiani”.
Adesso, si verificherà un paradosso. Gli assolti dovranno eventualmente chiedere il rimborso delle spese legali all’ente per cui lavoravano, che nel suo insieme è uscito però pulito dalla vicenda. “Eravamo in quel ruolo per conto dell’amministrazione comunale, l’unico ente che purtroppo può risarcire è il Comune”.
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