REGGIO EMILIA – È l’opera più attesa da decenni per la mobilità reggiana: il prolungamento della Tangenziale Nord fino a Corte Tegge. Un tracciato vitale per liberare la via Emilia dal traffico pesante e fluidificare la viabilità urbana. Mentre lavorava per costruire il futuro viario della città, però, Anas ha dovuto fare i conti con il passato: l’antica civiltà delle Terramare. Già tremila anni fa, nell’età del bronzo, i popoli emiliani, ingegnosi e abili costruttori, idearono le terramare, villaggi con le abitazioni costruite su piattaforme di legno sopraelevate. Non semplici palafitte, ma complessi abitati protetti da fossati e alimentati da torrenti.
Proprio in prossimità del Crostolo, a Cavazzoli, dove l’attuale tangenziale si innesterà sulla variante in costruzione, come lasciano intendere le imponenti strutture metalliche già posizionate, sin dall’inizio del cantiere di Anas ne è cominciato uno parallelo, dove le indagini archeologiche preventive avevano ritenuto probabile imbattersi in uno di questi villaggi dell’Età del Bronzo. E così è stato. A cinque metri di profondità gli archeologi hanno trovato la Terramara di Cavazzoli. Gli scavi successivi hanno rallentato, ma non bloccato il cantiere della nuova Tangenziale, che ora potrà riprendere a pieno regime, grazie all’accordo siglato tra Anas, Soprintendenza e Comune, e approvato mercoledì scorso dalla giunta reggiana. Il protocollo di collaborazione, finanziato con 250mila euro da Anas, permetterà agli archeologi di scavare e studiare, anche con la collaborazione del servizio cultura del Comune di Reggio, senza interferire con i lavori.
Non è questa però l’unica sorpresa che ha riservato la costruzione della Tangenziale Nord. A Roncocesi è emersa una necropoli romana, sono state trovate tracce di un insediamento etrusco e di un’altra Terramare in zona Torretta in prossimità di via Marx.
Insomma, il cantiere della SS9 si è rivelato una miniera d’oro per la storia di Reggio. Con l’accordo siglato, ora le istituzioni provano a trasformare quello che poteva essere un ostacolo burocratico in una risorsa culturale senza conseguenze pesanti per la conclusione dell’infrastruttura viaria. Nonostante questi ritrovamenti infatti l’obiettivo è quello di aprire al traffico i 6 chilometri della nuova strada tra la fine del 2027 e la metà del 2028.
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