REGGIO EMILIA – C’è chi parla di neonazismo 4.0, perché i 14 indagati che secondo gli inquirenti avrebbero fatto parte di una rete di estrema destra facevano circolare la propria propaganda estremista e suprematista attraverso chat sul social network Telegram, inneggiando a Hitler e alle SS.
Dalla rete, però, l’odio ha rischiato di finire nella vita reale, perché nel settembre 2024 alcuni appartenenti al gruppo si sarebbero ritrovati a Reggio per dare vita a una spedizione punitiva nei confronti di uno straniero. Un’azione finita in un nulla di fatto. Le indagini puntano ora a capire se all’interno della presunta organizzazione scoperta esistesse una vera e propria cellula reggiana. Tre, tutti 17enni, sono infatti gli indagati che vivono nella nostra provincia, due ragazzi residenti in città e una ragazza residente in un comune del comprensorio ceramico.
Uno di loro è assistito dall’avvocato Noris Bucchi che, contattato dalla nostra redazione, è estremamente abbottonato: “Non posso addentrarmi in dichiarazioni perché l’indagine è molto delicata, riguarda un minorenne, siamo ancora nella fase dell’indagine preliminare e dunque coperta dal segreto istruttorio, inoltre la documentazione è molto corposa e va esaminata con grande attenzione”.
Molto cauto anche il legale di un altro degli indagati reggiani, l’avvocato Ernesto D’Andrea: “Il mio assistito è uno studente che non ha mai avuto problemi con la giustizia e ha buoni risultati a scuola, dice che è finito causalmente in una di queste chat”. Le figure di riferimento del gruppo sarebbero residenti in Veneto. Nei canali monitorati sarebbero state diffuse istruzioni per costruire esplosivi e aumentarne la capacità offensiva, insieme a materiale sull’impiego di armi bianche e da fuoco.
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