BRESCELLO (Reggio Emilia) – Entra nel vivo la delicatissima inchiesta sul polo Dugara, a Brescello, finito sotto sequestro il 10 dicembre scorso perché ritenuto dalla Procura una discarica non autorizzata di oltre 900mila tonnellate di scorie di acciaieria che avrebbero inquinato le falde acquifere con superamento dei valori limite di legge per ferro ed arsenico.
Un’indagine che proprio per l’eventuale inquinamento delle falde acquifere tiene con il fiato sospeso la Bassa reggiana. Le consulenze tecniche agli atti, cioè quella della Procura da una parte e gli accertamenti dell’Arpae nonché di un professionista incaricato dalla società Dugara dall’altra, arrivano a conclusioni molto diverse e contrastanti, da qui la necessità di una superperizia richiesta dalla pm Giulia Galfano e ora disposta dal gip Andrea Rat nel contesto di un incidente probatorio.
Fra venti giorni, con il conferimento dell’incarico, partiranno infatti le verifiche dei tre esperti nominati dal giudice, vale a dire l’ingegnere idraulico Santo Cozzupoli, il perito forestale Gianni De Podestà ed il geologo Pierluigi Vergesi.
Nove gli indagati, cioè i due vertici della Dugara con sede a Boretto, vale a dire l’amministratrice unica Franca Soncini di 82 anni e il figlio 62enne Claudio Bacchi che è socio di maggioranza, due professionisti incaricati dalla società borettese di redigere specifici atti e cinque tecnici dell’Arpae di Novellara.
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